“Malgrado la cattiva amministrazione, l’insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l’agricoltura, il commercio e l’industria, la Sardegna abbonda di tutto cio che è necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti.
Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli Stati più ricchi d’Europa e che gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l’abbondanza della sua produzione”.
Queste parole scritte da Giovanni Maria Angioy nel Memoriale del 1799, sono quanto mai attuali e rappresentano il pensiero di chi come me ha sempre predicato e creduto nell’autodeterminazione della Sardegna.
Angioy originario di Bono in provincia di Sassari, dove nacque nel 1751 ha rappresentato per la sua epoca un rivoluzionario, un visionario che voleva fare della nostra isola una repubblica indipendente, priva della tirannia del feudalesimo e della monarchia.
Angioy ha combattuto per la Sardegna, ribellandosi persino a chi gli diede i poteri di alternos per liberare Sassari dai rivoltosi e ne aveva fatto un funzionario regio dei Savoia.
Venne inviato dal vicere’ Francesco Vivalda in Sardegna il 13 febbraio 1796. Nell’isola proseguivano in quel tempo i motti rivoluzionari contro i piemontesi iniziati il 28 aprile 1789 e diffusisi rapidamente in tutta l’isola: dal Logudoro, all’Anglona. Da Cagliari al Capo di Sopra, ovvero Sassari appunto.

Ma mentre da Cagliari saliva verso Sassari, Angioy tocco’ con mano le problematiche che il popolo sardo viveva oppresso dal feudalesimo, che portava via loro parte dei raccolti e dei beni.
Ed ottenne la fiducia dei sardi che vedevano in lui colui che poteva aiutarli ad essere padroni in casa propria. Arrivato a Sassari il 28 febbraio 1796, Angioy venne accolto dalla folla festante e, ripristinato l’ordine, inizio’ a coltivare il suo sogno rivoluzionario, ispirato dai rivoluzionari francesi.
Ma le sue idee a quel punto non piacevano ai Savoia, ai quali di fatto andava opponendosi, chiedendo i diritti del popolo sardo.Da alto magistrato quale era si rifiuto’ persino diriscuotere le tasse imposte dai feudatari.
Per il vicere’ Angioy era diventato un nemico, un traditore. Gli revoco’ i poteri conferitigli ed impose su di lui una taglia di 3.000 lire. Il 2 giugno 1796 Angioy parti’ per riconquistare Cagliari, ma arrivato ad Oristano venne sconfitto e dovette fuggire dalla Sardegna rifugiandosi in esilio in Francia.
Morì a Parigi il 23 febbraio 1808 in poverta’ e senza essere riuscito a realizzare il suo sogno indipendentista sardo.

In suo onore il comune di Bono ieri ed oggi, giornata de Sa die de sa Sardigna, gli dedica due giornate per far rivivere le sue gesta e la sua memoria anche ai più giovani, dando loro in mano il sogno rivoluzionario di Angioy che forse un domani potrà finalmente essere realizzato.
Foto: Giovanni Maria Angioy, il suo ingresso a Sassari nel dipinto di Sciuti e la targa a lui dedicata.
Maria Vittoria Dettoto




