“Vento in poppa, come un veliero. Vengo in bocca come a Valerio che in verità è una donna. A me sta bene, il mondo è vario. Vladimir era investito, un travestito al contrario. Davvero? Certo esplodevo come a Chernobyl, dopo il suo concerto. Eravamo nel suo camerino a bere vino. Io l’ho spinto in bagno lui m’ha detto in tutti i mari in tutti i laghi”.
Questi sono alcuni dei versi che il rapper 48enne di Senigallia Fabri Fibra, cantava nel 2013 nella canzone “A me di te” nei confronti del cantante de La Maddalena Valerio Scanu, allora appena 23enne. Scanu denuncio’ immediatamente Fibra.
Gli avvocati del cantante sardo dissero: “La musica è libertà, ma insultare squallidamente una persona non è musica, non è arte. Ognuno è libero di manifestare liberamente il proprio pensiero non di offendere o diffamare una persona”.
A seguito di un lungo processo che si è concluso qualche giorno fa con la pronuncia di condanna di Fibra da parte della Corte di Cassazione ed a un risarcimento di 70 mila euro a favore di Scanu. Condannata anche la casa discografica Universal Music Italia che pubblicò l’album di Fibra contenente il brano incriminato.
La suprema Corte ha confermato la sentenza di condanna di secondo grado di Fibra con la quale la Corte di Appello di Milano aveva sottolineato oltre alla diffamazione, la grande risonanza mediatica che ebbe a suo tempo la canzone e di conseguenza la portata del danno di Scanu.
A seguito del pronunciamento della Corte di Cassazione gli avvocati di Scanu, Paola Castiglione e Ugo Cerruti, hanno dichiarato che “Valerio meritava il risarcimento essendo stato attaccato da una persona che non conosceva, con una cattiveria gratuita e ingiustificabile”. Valerio Scanu invece non ha al momento rilasciato nessuna dichiarazione pubblica.
Foto: Corriere Milano.




