Mentre preparavo la mia tesi di laurea sul messaggio di Cossiga alle Camere del 26 giugno 1991, ho studiato a lungo anche la vita di Francesco Cossiga. Ho avuto il piacere di presentare per tre volte il libro sulla sua biografia e di conoscere i figli Giuseppe ed Annamaria, che Cossiga definiva “la bolscevica”.
Il legame di Cossiga con Moro era un legame fraterno. Un rapporto che esulava il contesto politico e diventava amicale.
Quando Moro venne rapito dalle Brigate Rosse (in quanto reo di voler portare avanti il cosidetto compromesso storico, ovvero il riavvicinamento tra la democrazia cristiana ed il partito comunista) e poi ucciso il 9 maggio 1978, Cossiga era ministro degli Interni.Il suo ruolo in quella vicenda fu dunque certamente di primo piano.

Qualcosa di torbido in quell’assassinio è sempre rimasto latente, nascosto. Coperto. Come il corpo di Moro raccolto in posizione fetale dentro il cofano di quella Renault.
Cossiga non arrivò in quella via dopo la chiamata delle Brigate Rosse intorno alle 12.30.
Ma era già stato lì, oltre un’ora e mezzo prima, come testimoniato da chi quel giorno era presente e vide.
Fu lui a ordinare che tutta la zona venisse transennata per permettere agli artificieri di controllare la macchina che conteneva il corpo di Moro, la cui presenza, sempre secondo i testimoni oculari di quel momento, non apparve una cosa nuova a Cossiga.
Quando gli venne comunicato cosa contenesse il cofano di quella macchina, pareva già sapesse. D’altronde, la tesi del complotto posto in essere contro Moro per eliminarlo dalle persone a lui vicine, è stata più volte portata alla ribalta delle cronache.
Cossiga non si perdonò mai la morte di Moro, diede le dimissioni da Ministro dell’Interno e da quel momento il suo corpo e la sua mente ne patirono le conseguenze: iniziò a soffrire di depressione, che lo accompagnerà per il resto della vita; i suoi capelli divennero improvvisamente bianchi e nel suo corpo comparve la vitiligine.
Una cosa è certa: Cossiga si è portato dietro tanti segreti con la sua morte.
Alcuni dei quali inconfessabili.
Maria Vittoria Dettoto




