L’aveva preannunciato il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica, che per i referendum si sarebbe recata alle urne ed avrebbe rifiutato le schede.
Ecco nella foto Giorgia Meloni ieri a Roma: è entrata nel suo seggio di appartenenza, ha salutato gli scrutatori a favore di telecamera, foto di rito e se ne è andata. Di fatto per non aumentare il quorum e boicottare il referendum.

Un atteggiamento che mi ha deluso, perché una donna delle istituzioni, un presidente del Consiglio di uno Stato che ha come primo articolo della sua carta Costituzionale il richiamo ad una Repubblica fondata sul lavoro, non può permettersi di non esprimere un parere su quesiti referendari volti ad una maggiore tutela dei lavoratori.
Non dovrebbe dare il Cattivo esempio di boicottare l’istituto giuridico del referendum, che è la più alta forma di espressione democratica dell’elettore in Italia.
E poco cambia che i referendum fossero promossi tra gli altri dagli esponenti dell’opposizione. Ciò che è rilevante negli stessi è la tutela ultima del cittadino, che sia di destra, centro o sinistra, che abbia votato la Meloni oppure no.
Per quanto mi riguarda ieri la Meloni ha dato un pessimo esempio. Anche in virtù delle tante lotte fatte in passato dalle donne per avere quel diritto di voto. L’astensione è un diritto? Vero. Ma non per chi dovrebbe dare l’esempio ai cittadini italiani sempre più lontani dalla politica e dai seggi quando sono chiamati a votare.
Avrebbe fatto meglio a starsene a casa o andarsene in spiaggia.
Maria Vittoria Dettoto




