La donna che vedete in foto si chiamava Ambra De Dionigi. Aveva 29 anni. Era solare, buona, eccentrica. Amava gli animali, in primis il suo cane ed i viaggi.
Il 22 dicembre 2024 dopo aver trascorso una serata con gli amici, era uscita a fare una passeggiata a Nibionno in provincia di Lecco. Camminava sul ciglio della strada, illuminata dai lampioni.
Un furgone bianco guidato da un 50enne della provincia di Monza l’ha investita e l’ha uccisa, senza neanche fermarsi a soccorrerla. Lasciata li sola al freddo dell’antivigilia di Natale, quando poi è stata ritrovata esanime.
Quando l’investitore è arrivato con il furgone nella ditta per la quale lavorava, non ha saputo giustificare come mai fosse ammaccato.
Le telecamere di sorveglianza della zona dell’investimento, l’hanno però ripreso chiaramente mentre investiva Ambra.
I rilievi degli inquirenti sul furgone non hanno lasciato dubbi, anche perché il ciondolo della donna era rimasto incastrato nel parabrezza del furgone.
L’uomo che ha sempre dichiarato di non essersi accorto di nulla a febbraio è stato arrestato e messo ai domiciliari.
Ha patteggiato la pena e ieri è stato condannato a tre anni di reclusione. Tre anni che probabilmente neanche si farà avendo presentato istanza di revoca della misura cautelare, sulla quale il giudice che sta seguendo il caso si è riservato di decidere.
Questa è la giustizia italiana. La morte di una donna vale meno di niente.
Foto: Ambra De Dionigi
Maria Vittoria Dettoto




