Come può una madre uccidere, fare a pezzi il figlio, coprirlo di calce viva affinché non si sentisse l’odore del corpo in putrefazione, ripulire la scena dell’omicidio per poi eventualmente disfarsi del cadavere?
Tutto questo con la complicità della nuora e madre della nipote di sei mesi?
Io non me lo spiego. È una cosa mostruosa, come ammesso oggi nel corso dell’interrogatorio da Lorena Venier, 62 anni, madre di Alessandro, 35 anni, ucciso dalle due donne il 25 luglio a Gemona in provincia di Udine.
Pare non ci sia stata neanche una reale causa scatenante dell’omicidio. Ma se anche ci fosse stato, quello che è accaduto dopo appartiene ad un film dell’orrore.
Già uccidere il proprio figlio o marito fa inorridire.
Ma sezionarne il cadavere in tre parti, avere la lucidità di coprirlo con la calce viva dopo averlo messo in un bidone, ripulire dal sangue la scena del crimine nei giorni successivi, ci vuole fegato.
Qui non si tratta di un raptus. E neanche dobbiamo giustificare l’omicidio di quest’uomo perché la moglie della vittima soffriva di depressione post partum. Pet carità.
Ed oggi sentire le interviste di chi definisce la madre , ex infermiera, come una brava persona sempre disponibile, ci riporta alla mente ogni qual volta al posto di un uomo viene uccisa una donna. Che viene definito sempre un bravo ragazzo.
Questo omicidio, questo orrore è stato compiuto con a casa una neonata di sei mesi. La vittima innocente di tutto questo. Rimasta senza padre, nonna e madre ed affidata a chi se ne possa prendere cura. Un destino, una vita futura segnata dopo pochi mesi dalla nascita.
E per fortuna si trattava di una famiglia tradizionale.
Senza parole, davvero
Foto: la vittima e le due assassine reo confesse.
Maria Vittoria Dettoto




