Alle 10.25 del 2 agosto 1980 una valigia contenente 23 chili di esplosivo posta ad un metro di altezza nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna, venne fatta esplodere causando la morte di 85 persone ed il ferimento di altre 200.
Fu un attentato di natura neofascista. La strage più grave avvenuta in Italia dal Dopoguerra.
Il Governo italiano, presieduto da Francesco Cossiga, dichiarò in un primo momento che ad esplodere fu una vecchia caldaia, ma le numerose testimonianze dei presenti confermarono la natura dolosa e terrorista.

Le Immagini dei momenti successivi all’attentato furono tragiche, paragonabili a quelle di guerra. Con i corpi delle vittime fatti a pezzi e quelli dei feriti trasportati sulle ambulanze e con l’ausilio dell’autobus 37, trasformato in presidio ospedaliero, che insieme all’orologio della stazione che si fermo’ alle 10.25, divenne immagine simbolo della strage.

Tra le 85 vittime vi fu anche Maria Fresu, 24 anni, di origini sarde. Il cui corpo non venne trovato subito. Solo il 29 dicembre 1980 venne accertato che i resti umani rinvenuti sotto il treno per Basilea appartenevano a lei, completamente disintegrata dallo scoppio, perché si trovava a pochi passi dalla bomba.

Attorno all’attentato vennero fatti depistaggi e diffuse informazioni false. Quelli che furono identificati come responsabili, furono condannati nel primo processo a pochi anni di reclusione. In appello a Pietro Musumeci vennero dati tre anni ed 11 mesi, a Francesco Pazienza 3 anni e 2 mesi a Giuseppe Pazienza 3 anni. La Corte d’Appello di Roma con quella sentenza del 14 marzo 1986 non riconobbe loro l’associazione a delinquere e furono presto a piede libero.
Dal 1987 al 2025 si svolsero altri quattro processi. Nel 1995 furono condannati in via definitiva Valerio Fioravanti e Francesca Membro, membri del NAR, riconosciuti autori materiali dell’attentato. Nel 2007 ad essi si aggiunse Luigi Ciavardini. Nel 2020 Gilberto Cavallini venne riconosciuto loro complice.
A luglio 2025 Paolo Bellini è stato condannato dalla Corte di Cassazione all’ergastolo in quanto anch’egli autore dell’attentato insieme a Licio Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi.

Licio Gelli, massone e membro della P2, venne accusato di depistaggio nelle indagini e riconosciuto come finanziatore e mandante della strage di Bologna. Per la quale non si fece mai un giorno di galera.
Dopo quaranta cinque anni ancora restano tanti segreti, sospetti, dubbi che possano esserci altri complici. L’unica cosa certa è che ci sono ancora ottanta cinque famiglie delle vittime che li piangono.
Foto: le immagini della strage e di Cossiga in quel momento Wikipedia, l’orologio della stazione e Licio Gelli.
Maria Vittoria Dettoto




