Lotfi Kachroud, ha 38 anni.
È tunisino, da anni risiede in Italia e lavora come cuoco in un ristorante di Mestre.
Domenica pomeriggio insieme alla moglie ed ai suoi tre figli piccoli di 13, 9 e 4 anni, stava andando al mare a bordo di un bus.
Ad un certo punto nota una macchina che esce dalla carreggiata e finisce nel fiume Sile.
Lotfi non prende il telefono per fare foto o video da pubblicare sui social per avere due like. Fa fermare l’autobus. Scende e si tuffa in acqua.
Incrocia la madre e la sorella del bambino di cinque anni che era rimasto intrappolato nella macchina che si stava inabissando.

Le due donne gli dicono che dentro c’è il bambino, che non sono riuscite a slegare dalle cinture.
Il cuoco non ci pensa un attimo e nuota verso il bambino per provare a salvarlo, rischiando la sua stessa vita.
Non ci riesce perché nel frattempo la macchina scende a cinque metri di profondità, da dove verrà recuperato il bambino grazie ai sommozzatori dei VVF di Jesolo.

Il bambino è gravissimo. È rimasto sott’acqua venti minuti. Lotfi resta nelle sponde del fiume tutto il tempo del soccorso del bambino.
“Ho pensato ai miei figli e mi sono tuffato” ha dichiarato. “Non sono un eroe”, ha aggiunto l’uomo.
Invece si, lo è. Perché in un mondo fatto di egoismo e menefreghismo, quest’uomo e padre di famiglia ci ha dato un bellissimo esempio di solidarietà ed integrazione.
E certamente il suo gesto merita di essere sottolineato e premiato.
Grazie Lofti, l’Italia ti è debitrice.
La vita sorrida sempre a te ed alla tua famiglia.
Foto: Bartoluzzi e il Messaggero.




