Diana Pifferi aveva 18 mesi.
È morta di fame e stenti. Dopo aver persino mangiato il suo pannolino pieno di pipi’ e feci che nessuno le cambiava.
Era stata lasciata sola in casa il 14 luglio con le finestre abbassate ed i 40° del luglio milanese. Senza aria condizionata. Senza cibo, a parte un biberon di latte contenente dei tranquillanti che le aveva messo dentro la madre Alessia per calmarla affinché i vicini non la sentissero piangere ed un biberon di the.
Quei due biberon secondo la madre erano sufficienti per sfamarla per sei giorni, mentre lei era andata a Leffe per trascorrere un weekend lungo con il suo partner D’Ambrosio portando con sé trenta abiti da sera.

Diana era stata lasciata sola altre volte dalla madre per andarsene in giro con quell’uomo due-tre giorni consecutivi. Quando la madre rientrava a casa la trovava affamata. E viva.
Invece il 20 luglio 2022 quando la madre è tornata a casa, Diana era morta nel lettino da campeggio. Tra urina e feci.
Era morta da almeno 24/48 ore. Sola. A 18 mesi. Senza nessuno che la accarezzasse, la prendesse in braccio, le desse il bacio della buonanotte.
Diana pare assistesse anche agli atti sessuali che la madre Alessia faceva in quella casa a Ponte Lambro con i suoi clienti mentre si prostituiva per recuperare i soldi per andarsene in giro con il suo uomo “ufficiale”. Alessia Pifferi aveva addirittura promesso ad un cliente di quasi 60 anni che avrebbe baciato Diana. Presumibilmente coinvolgendola in pratiche sessuali secondo quanto risulta dalle chat del suo telefono.
Diana era già nata sfortunata. La madre durante la gravidanza secondo quanto da lei dichiarato in sede di interrogatorio, neanche si era resa conto di essere incinta. Neanche sapeva chi fosse il padre.
Non aveva mai fatto una visita ginecologica, un tracciato. L’aveva partorita nel water di casa. Non le aveva neanche assegnato una pediatra. Non l’aveva battezzata.
Ha simulato il suo battesimo poco prima della sua morte, per recuperare da parenti ed amici i soldi per affittare la limousine con la quale è andata a farsi i suoi sei giorni di vacanza. Mentre Diana moriva di fame e stenti. A 18 mesi. Sola, al buio. In mezzo alle sue urine ed alle sue feci.
La madre non è passata a controllarla neanche quando il 17 luglio e’ rientrata a Milano con D’Ambrosio. Diana si sarebbe potuta salvare se la madre fosse andata da lei quel giorno. Invece la Pifferi ha ritenuto fossero più importanti i sei giorni di svago con D’Ambrosio.
Il 13 maggio 2024 Alessia Pifferi è stata condannata in primo grado all’ergastolo con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi e dal legame di parentela di primo grado con la vittima.
Una prima perizia psichiatrica di Alessia Pifferi richiesta dal suo legale Akessia Pontenani, ha accertato che la donna fosse capace di intendere e di volere al momento della morte della figlia.
La Pifferi è ricorsa in appello ed è stata richiesta una seconda perizia psichiatrica dalla Pontenani, il cui esito è arrivato ieri: Alessia Pifferi pur avendo un deficit cognitivo risalente all’infanzia, è stata ritenuta capace di intendere e di volere al momento della morte di Diana.
A seguito di un calcolo del suo quoziente intellettivo, la Pifferi ha totalizzato 40. Ovvero un q.i. pari a quello di un bambino tra i sei ed i sette anni.
Se la Pifferi fosse ritenuta incapace di intendere e di volere, non sarebbe condannabile. Se fosse ritenuta parzialmente incapace di intendere e di volere, avrebbe una pena attenuata.
Ad ottobre arriverà la sentenza di secondo grado che confermerà o meno l’ergastolo. La condanna all’ergastolo potrebbe essere derubricata in quella di abbandono di minore con conseguente morte.
“Non ho mai pensato ne’ premeditato di uccidere mia figlia”, ha dichiarato la Pifferi nel corso di uno degli interrogatori in tribunale.
Fatto sta che Diana qui è l’unica vittima. Morta di fame e stenti, al buio e sola in una giornata milanese di luglio.
Foto la foto e la bara di Diana Pifferi il giorno del suo funerale ( Miilano Today) e la madre Alessia ( Ansa) .
Maria Vittoria Dettoto




