Condivido con voi la lettera di Luca Trapanese, omosessuale, che nel 2017 ha adottato la figlia Alba, rifiutata dalla madre naturale e trenta famiglie :tradizionali” perché affetta da sindrome di Down. La lettera è stata inviata a Papa Leone XIV e tuttora in attesa di una risposta.
Da sempre mi batto per il riconoscimento delle coppie omosessuali e condivido ogni singola parola scritta da Trapanese.
‘Santità, sono un credente cresciuto con la fede cattolica, continuo a guardare la chiesa come una guida spirituale e morale.
Scrivo con profondo rispetto, non per contestare, ma per essere ascoltato.
Otto anni fa ho deciso di adottare, da solo, una bambina con disabilità . Una scelta difficile ma profondamente radicata nei valori del Vangelo, accogliere, prendersi cura, amare.
Alba, mia figlia, è oggi il centro della mia vita, il mio dono più grande.
Nel tempo, la nostra famiglia è cresciuta, da tre anni, nella nostra vita, c’è anche il mio compagno.
Ogni giorno condividiamo la responsabilità, la gioia e la fatica, di essere genitori.
So bene che la chiesa, ha una visione della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.
Questa prospettiva fa parte della sua tradizione, identità, io non intendo metterla in discussione.
Come credente sento il bisogno di porre a lei una domanda che nasce dalla vita:
“ noi, cosa siamo?
Che nome dobbiamo dare alla nostra realtà familiare?
Cosa devo dire ad Alba quando mi chiede se anche noi siamo una famiglia?”
La nostra casa è piena d’amore, di cura, di educazione, di fatica.
Insegnamo ad Alba la preghiera, il rispetto per l’altro, il senso della giustizia e della gratitudine.
Cerchiamo ogni giorno di vivere secondo i valori del Vangelo, eppure la sensazione è spesso quella di essere ai margini, invisibili o peggio, essere considerati non abbastanza per essere riconosciuti come famiglia.
Mi chiedo, la nostra famiglia è il nostro cammino, non meritiamo un riconoscimento?
Possibile che la chiesa non riesca ad accogliere anche storie come la nostra?
Senza rinnegare la complessità e la bellezza.
Santità, non le scrivo per rivendicare, ma per condividere.
Credo in un Dio che ci chiama per nome, in una chiesa che può, nella fedeltà della sua dottrina, farsi più aperta, più prossima, più capace di riconoscere il bene, anche quando prende forme inattese.
Escludere famiglie come la nostra dal riconoscimento ecclesiale, non cancella la nostra esistenza, ma rischia di generare sofferenza, solitudine e distanza.
Non solo per noi adulti, ma soprattutto per i bambini come Alba, che hanno il diritto di sentirsi parte, accolti, benedetti nella loro realtà familiare.
Con speranza e fiducia nel potere del dialogo le affido queste parole.
Non sono solo la mia voce, ma anche quelle di tante famiglie che vivono con fede e amore, aspettando che la Chiesa possa dire loro:
“Anche voi siete benedetti”. 🙏🏻
Dio benefica questa meravigliosa famiglia.❤️
Foto: Luca Trapanese e sua figlia Alba.




