Luca Trapanese, napoletano classe 1977, single e gay dichiarato, di professione romanziere, impegnato da sempre nel.sociale ed assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, nel 2017 ha adottato la splendida Alba, otto anni, affetta da sindrome di Down che la sua madre naturale non aveva voluto riconoscere. Alba al momento dell’adozione di Trapanese, era stata rifiutata da trenta famiglie “tradizionali” a causa della sua patologia.

Il fatto è diventato di dominio pubblico, proprio per lo status sociale di Trapanese. In Italia ancora oggi l’adozione di un bambino da parte di una persona single e gay rappresenta un percorso difficile, pieno di ostacoli.
Trapanese è andato oltre la malattia della figlia ed il pregiudizio della gente. Ha amato la sua Alba dal primo momento e la loro storia è diventata oggetto di un film, Nata per te, andato in onda ieri sera su Canale Cinque.
Basta scorrere il profilo social di Trapanese e vedere quanto amore, quanta affinità ci sia con Alba che fa tutte le attività di qualsiasi bambina della sua età.
Frequenta la scuola, ama la musica, suona il pianoforte, scia, ama gli animali. Quel crosomosa la rende semplicemente meravigliosa.

Trapanese si prende cura della figlia con un trasporto esemplare e pensa gia al futuro di Alba, quando lui non ci sarà più:
“In questi giorni ho la testa piena di pensieri. Sto lavorando a un progetto importante, forse il più importante di tutti: immaginare il futuro di Alba, soprattutto pensando al giorno in cui io non ci sarò più”, ha scritto Trapanese.
“Con l’aiuto di un avvocato esperto, sto scrivendo il testo del trust: uno strumento che unisce aspetti patrimoniali, economici e affettivi, e che avrà come centro la vita di Alba, soggetto fragile ma pieno di forza.
Qualcuno potrà pensare: “Hai solo quarantotto anni, Alba ne ha appena otto, non è presto per pensarci?”.
E invece no. L’errore più grande che può fare un genitore di una persona con disabilità è proprio rimandare, illudersi che ci sarà sempre tempo.
Scrivere un atto del genere non è semplice. Devi immaginare scenari futuri, protezioni possibili, relazioni che ancora non esistono.
Ma è anche l’unico modo per avere la certezza che ciò che oggi costruisco per lei sarà rispettato, che Alba sarà accompagnata e tutelata con amore e coerenza, anche quando io non potrò più farlo.
Chi ha una figlia con disabilità conosce bene il pensiero più doloroso e ingombrante: quello che arriva la notte e toglie il sonno. È il pensiero del “dopo di noi”, di quando lei resterà, e avrà comunque bisogno di essere sostenuta per poter essere felice.
Certo, Alba ha una strada in parte spianata. Ho dedicato la mia vita a costruire realtà inclusive come il Borgo Sociale, dove oggi vivono tanti ragazzi con disabilità, dove si lavora, si convive, si sogna. Un luogo pensato proprio per offrire una possibilità concreta di autonomia, dignità e futuro.
Ma so bene che questo non basta. Perché ogni figlio è unico. E ogni futuro va costruito su misura, giorno dopo giorno, scelta dopo scelta.
Alba oggi ha otto anni. È difficile immaginare il suo futuro, le sue scelte, i suoi desideri. Ma una cosa è certa — ed è la prima frase che ho scritto nella premessa del trust:
Vorrei che la sua natura fosse rispettata. Che i suoi desideri fossero ascoltati. Che i suoi sogni fossero accompagnati. Che non venisse mai vista solo come una disabile, ma come una donna capace di sapere ciò che vuole, che ha solo bisogno di essere sostenuta per diventarlo”.
Questa meravigliosa famiglia regala un esempio a tutti noi. Un esempio che molte famiglie tradizionali delle quali ogni giorno racconto le violenze di genere, i femminicidi, il disagio infantile, dovrebbero seguire.
Foto: Luca Trapanese e sua figlia Alba, fb.




