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Il banco vuoto di Francesco: la strage di Nuoro nella quale morirono sei persone.

La campanella che sancisce l’inizio delle lezioni nell’istituto Maccioni Deledda di Nuoro è appena suonata, ma il banco di Francesco Gleboni, 10 anni, è vuoto.

Piove. I compagni di scuola di Francesco proseguono la loro lezione. Non sanno che Francesco è stato sparato un’ora prima dal padre, Roberto Gleboni, 52 anni, operaio di Forestas, mentre dormiva nel suo lettino.

Prima di sparare a lui con una pistola semiautomatica calibro 7.65, suo padre aveva già sparato ed ucciso la madre, Maria Giuseppina Massetti, 43 anni e sua sorella Martina, 25 anni, che a quel padre aveva dedicato la tesi di laurea definendolo: “l’amore della mia vita”.

Roberto Gleboni successivamente spara anche al figlio di 14 anni, colpito di striscio ed unico sopravvissuto alla mattanza.

Roberto Gleboni esce di casa e si trova davanti il vicino, Paolo Sanna, 69 anni. Gli spara e lo ferisce. Morirà qualche ora dopo al San Francesco. Non ancora soddisfatto l’assassino va a casa della madre 84enne, Maria Esterina Riccardi, spara anche a lei alla testa, poi punta l’arma contro sé stesso e si uccide. La madre morirà il 9 novembre, dopo settimane di agonia nel reparto di Rianimazione dell’ospedale San Francesco di Nuoro.

In quello stesso ospedale, il 25 settembre 2024 giorno di questa immagine tragedia, ci ha lasciato il piccolo Francesco Gleboni.

Il suo cuoricino dopo ore di lotta tra la vita e la morte è andato in arresto cardiaco.

La mattina dopo, il suo banco a scuola era ancora vuoto. I suoi compagni ancora non sapevano nulla, nonostante la notizia della strage di Nuoro avesse fatto il giro della Sardegna e d’Italia.

Poi, lo avrebbero saputo anche loro. Erano tutti presenti insieme ad altre centinaia di persone al funerale del loro compagno di classe Francesco, della madre e della sorella, celebrato il primo ottobre nella chiesa di San Domenico Savio.

La bara di Francesco era bianca, pura come la sua anima. Posta al centro, tra quelle della madre e della sorella. Sopra c’èra stata appoggiata la bandiera dei Quattro Morì ed i fiori bianchi.

Suo fratello quattordicenne era in piedi vicino a lui. Rimasto senza genitori, fratello, sorella, nonna. Lutti troppo grandi da sopportare per un ragazzo così giovane.

Il banco di Francesco è ancora vuoto. Lo resterà per sempre. Per via della follia di chi lo ha messo al mondo. Sepolto in segreto, nella vergogna di chi ha ucciso una famiglia ed un vicino estraneo ai fatti senza neanche un movente preciso.

Premendo il grilletto di una pistola contro il cervello della sue vittime, come se stesse premendo il tappo di una penna.

Una strage che ci lascerà sempre senza parole. E quel banco vuoto di Francesco non potrà riempirlo nessuno. Mai.

Foto: la bara di Francesco Gleboni, credit Leggo.it.

Maria Vittoria Dettoto

Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto, 49 anni, ozierese, editore e direttore responsabile. Madre di Antonio ed Andrea, Dottoressa in Scienze Politiche, giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Nel campo del giornalismo vanta anni di esperienza pregressa nella carta stampata, in radio, nei blog. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online. Web manager, content creator, esperta di social e network marketing e di gestione delle risorse umane, ha lavorato per due multinazionali mondiali, gestendo i suo gruppi di lavoro a livello regionale e nazionale. Da sempre attiva nella cultura e nel sociale, innamorata della Sardegna, ha da sempre contribuito alla valorizzazione dell'isola, della sua cultura e delle sue tradizioni.
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