mercoledì, Gennaio 21, 2026
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Quando una vita vale meno di una bottiglia di vino…

Lei è Cinzia Pinna, aveva 33 anni.
Era di Castelsardo in provincia di Sassari.
Era una donna bella, libera, solare.

Alla ricerca di un posto nel mondo e della sua indipendenza, qualche settimana fa arriva a Palau in provincia di Sassari, per fare la cameriera in un hotel. Farsi la stagione come si dice in Sardegna.

La notte tra l’11 ed il 12 settembre finito il lavoro esce. Forse beve qualcosa, inizia a non stare bene.

La vedono in piazza degli “amici”. Sono le due di notte. Cinzia è visibilmente vulnerabile, ha bisogno di aiuto. Qualcuno chiama ambulanza e carabinieri, ma nessuno li aspetta. Lasciano Cinzia sola. L’ambulanza arriverà da Santa Teresa di Gallura e non trovandola tornerà indietro.

Cinzia si è spostata in un altro locale. Qui incontra Emanuele Ragnedda, la cui famiglia conosce quella di Cinzia. Cinzia sale in macchina con lui. È una persona della quale si fida.

Ragnedda la porta in un casolare di sua proprietà e le offre della cocaina. Probabilmente tenta un approccio sessuale verso di lei, lei si oppone e le spara tre colpi di pistola. Uccidendola.

Carica il suo corpo in un quad e la butta sotto un albero a 500 metri da casa. Starà lì sotto quasi due settimane, sotto 30°.

Nel frattempo Emanuele Ragnedda prova a disfarsi delle prove del delitto. Pulisce la casa, pare aiutato da un’amica. Lava le federe del cuscino e compra un divano nuovo, mettendo quello della scena del crimine fuori di casa.

Mentre tutta la Sardegna cerca Cinzia, raccogliendo gli appelli social della sorella Carlotra dopo che ne è stata denunciata la scomparsa, Emanuele Ragnedda va su e giù per la Costa Smeralda. Il suo regno.

Quello nel quale è cresciuto, tra il lusso e la vita agiata di una famiglia ricca. E peraltro figlio unico.
“Ho i soldi per sei vite”, dira’ ad un’amica quattro giorni dopo aver ucciso Cinzia che nel frattempo si decompone sotto un albero.

Passa qualche giorno. Arriva il compleanno della madre al quale arriva a bordo di un elicottero a noleggio. “Resto poco, non voglio rubarti la scena “, dirà davanti ai presenti.

Nel frattempo la Procura di Tempio indaga. Ragnedda viene iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio. Sentendosi braccato tenta la fuga in gommone, ma viene arrestato dai cc e dalla Guardia Costiera.

Porta gli inquirenti al suo casolare ed indica loro dove si trova Cinzia il cui corpo è talmente decomposto da essere ormai impossibile stabilire con quanti colpi di pistola sia stata uccisa. Verrà effettuata domani.

Ragnedda secondo il suo avvocato è “più che pentito” è dispiaciuto per Cinzia, la famiglia di Cinzia e la sua famiglia.

Ma quale pentimento? Quale dispoacere che se non lo avessero preso avrebbe continuato la sua farsa come nulla fosse? Peraltro accusando un innocente dell’occultamemto del cadavere?

Cinzia diventa un caso mediatico. Viene descritta come fragile, tossica, alcoolizzata violenta, disturbata. Ragnedda come il re del vermentino più caro d’Italia, l’imprenditore di successo, la vittima che ha sparato in quanto aggredito da Cinzia.

L’amministrazione comunale di Arzachena, guidata da Roberto Ragnedda, solo tre giorni fa pubblica un post pubblico di cordoglio per la morte di Cinzia. Senza riportare sotto che le parole di cordoglio sono scritte dal sindaco. Non a caso.

Subito dopo sponsorizza nella pagina istituzionale eventi. Uno inizia proprio ora: un festival musicale nel quale si danza, si canta, si beve.

Tutto questo mentre il corpo di Cinzia non ha ancora avuto le esequie. Mentre la famiglia Pinna affronta il lutto in silenzio.

Un evento rimandabile senza se e senza ma, che stride con qualsiasi forma di vicinanza e rispetto per una donna uccisa ad Arzachena, da una persona di Arzachena, senza un motivo.

La cui vita evidentemente vale meno di una bottiglia di vino.

Chissà se mai riuscirai a perdonarli Cinzia.
Io voglio ricordarti come in questo video del quale metto il link: viva e felice.

E come sei in questa foto: con un sorriso che nessuno riuscirà mai a spegnerti.

Maria Vittoria Dettoto

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Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto, 49 anni, ozierese, editore e direttore responsabile. Madre di Antonio ed Andrea, Dottoressa in Scienze Politiche, giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Nel campo del giornalismo vanta anni di esperienza pregressa nella carta stampata, in radio, nei blog. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online. Web manager, content creator, esperta di social e network marketing e di gestione delle risorse umane, ha lavorato per due multinazionali mondiali, gestendo i suo gruppi di lavoro a livello regionale e nazionale. Da sempre attiva nella cultura e nel sociale, innamorata della Sardegna, ha da sempre contribuito alla valorizzazione dell'isola, della sua cultura e delle sue tradizioni.
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