Il mio primo pensiero non può non andare a lei, che oggi poteva ancora essere viva probabilmente se chi quella notte tra l’11 ed il 12 settembre vedendo che stava male, avesse atteso l’arrivo dell’ambulanza e dei carabinieri che avevano chiamato.
Questa cosa nessuno me la levera’ mai dalla testa. È stata lasciata sola da chi poi l’ha definita “violenta” quando beveva. In un momento nel quale aveva estremo bisogno di aiuto.
Non certo quello di chi l’ha filmata e buttato le sue ultime immagini in pasto a chiunque per denigrarla, farne di lei una donna che aveva problemi con la droga e l’alcol, dipingerla come la “povera Cinzia” che il “buono ed altruista Emanuele Ragnedda rampollo di una famiglia di imprenditori, re del Vermentino ” avrebbe aiutato portandola a casa sua, uccidendola senza pietà con tre colpi di pistola ed occultandone il cadavere sino a quando la sua stessa madre non lo ha denunciato alle forze dell’ordine mentre tentava la fuga.
Cinzia Pinna aveva 33 anni. Era bellissima, libera, solare. Aveva un lavoro come barista a Palau, nel quale alloggiava. Non era una sbandata. Aveva una famiglia meravigliosa, che da un mese ha vissuto prima la scomparsa e poi la morte.
Aveva tante persone che le volevano bene, da un mese anche tutti noi che abbiamo prima raccolto gli appelli per ritrovarla della sorella Carlotta e poi della sua morte.
Un mese fa Cinzia era ancora viva e la sua morte deve rappresentare un silenzio assordante per tutti. Non un silenzio del quale non si deve parlare per omertà verso chi crede che coi soldi o il potere lo compra.
Cinzia Pinna meritava di vivere e merita il rispetto di tutti noi che non siamo riusciti a salvarla.
Ciao Cinzia.




