Emanuele Ragnedda, reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna la notte tra l’11 ed il 12 settembre, potrebbe essere scarcerato se il Tribunale di Sassari mercoledì dovesse accettare l’istanza presentata da Luca Montella, legale di Ragnedda.
In favore di Ragnedda potrebbe giocare la tesi della legittima difesa o l’incapacita’ di intendere e di volere di Ragnedda al momento del delitto.

La presunta aggressivita’ o atteggiamento violento di Cinzia Pinna quando beveva, come testimoniato da quella “amica” e collega di lavoro che quella notte a Palau l’ha lasciata sola e quelli/e che quella notte hanno chiamato 112 e 118 perché Cinzia era fuori di se’ secondo loro.
Cinzia verrebbe così uccisa per la terza volta.
La prima quando Emanuele Ragnedda le ha sparato tre colpi di pistola in faccia. In faccia badate bene, non alle gambe, ai fianchi. In faccia, da distanza ravvicinata, fracassandole il cranio. Sparati per distruggerla, la “povera Cinzia”.
I bossoli di quei proiettata sono stati trovati dai Ris che oggi stanno facendo ulteriori rilievi ballistici a Conca Entosa.
La seconda volta Cinzia Pinna è stata uccisa dall’opinione pubblica. Quelli/e che nonostante una donna innocente sia stata uccisa, il suo cadavere lasciato a decomporsi per 12 giorni tra gli animali ed i vermi, a seccare insieme ai fiori portatile dal suo assassino, l’ha distrutta.
Quella che ha detto di lei che beveva, si drogava, frequentava cattive compagnie, che la notte del suo femminicidio era strafatta, che i pantaloni se li era sfilati lei prima di morire, per lasciarsi andare ad un rapporto sessuale con Ragnedda a base di vino pregiato e cocaina.
Invece no. Quei pantaloni le sono stati sfilati da Ragnedda, quando presumibilmente insieme ad un complice, ha preso il corpo senza vita di Cinzia e lo ha trasportato all’esterno dell’abitazione. Nella casa non sono stati rinvenuti segni di trascinamento sul pavimento, dunque Cinzia è stata presa di peso e trasportata fuori.
Se Ragnedda dovesse uscire dal carcere Cinzia sarebbe uccisa per la terza volta, perché il suo assassino non pagherebbe per la vita che le ha levato. Sarebbe l’ennesima ingiustizia di una giustizia italiana ingiusta, di leggi che non rappresentano un deterrente per chi compie reati.
Auguriamoci davvero che Cinzia abbia la giustizia che merita e Ragnedda resti in carcere. Perché in Italia davvero c’è da aspettarsi di tutto.




