martedì, Aprile 21, 2026
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“Dio abbia pietà di lui, perché io non ne avrò. La sera prima dell’arresto mi ha detto che Cinzia era in Corsica. Mio figlio deve restare in carcere. Mi impegnero’ per ottenere giustizia per Cinzia Pinna “.

Intervista esclusiva a Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda, reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna.
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“Dio abbia pietà di lui, perché io non ne avrò. Mi battero’ affinché Cinzia Pinna abbia giustizia”.

Le parole di Nicolina Giagheddu sono macigni e mentre la intervisto fanno venire i brividi.

Mi contatta oggi pomeriggio dopo aver visto i video che ho pubblicato in questi giorni e gli articoli che ho scritto sul femminicidio di Cinzia Pinna, nei quali mi sono sempre posta contro suo figlio.

E lei, la signora Giagheddu o meglio Nicolina, come vuole essere chiamata perché “servonoi fatti, non titoli” , vuole darmi la sua versione dei fatti.

La telefonata dura circa un’ora. Domande e risposte lucide, senza che lei faccia un passo indietro rispetto alla sua condanna del figlio.

Quel figlio al quale ha insegnato i valori di donna barbaricina con origini bittesi, alla quale il bisnonno, il nonno, il padre hanno insegnato i valori della donna sarda.

Che diventa madre e cresce il figlio dandogli tutto, tutto ciò che neanche lei ha mai avuto. Instaura con Emanuele un rapporto bellissimo, che negli ultimi anni si incrina, probabilmente a causa della dipendenza del figlio dalla droga.

Lei prova a portarlo in una clinica in Toscana e poi in Svizzera. Ma non ci riesce. Prova a levargli la pistola tante volte, vorrebbe denunciarlo, ma non ci riesce.

“Era diventato uno spaccone”, dice Nicolina.

Arriviamo al femminicidio di Cinzia Pinna.

-Perché lei non parla a suo figlio?

“Ha avuto 15 gg per dirmi come stavano le cose e non lo ha fatto. La sera prima dell’arresto, quando gli ho chiesto se sapeva dove fosse Cinzia, mi ha risposto che era in Corsica”.

-Quando le ha dato questa risposta, non ha pensato ad approfondire il discorso, sapere come fosse arrivata Cinzia in Corsica?

“No, perché è andato via subito”.

-Il giorno dopo Emanuele è stato arrestato. Mi racconti cosa è successo.

“Ho saputo da mio marito che voleva suicidarsi mentre eravamo a Baia Sardinia. L’abbiamo raggiunto. Quando l’ho visto tentare la fuga saltando sul gommone, ho capito che aveva ucciso lui Cinzia e in quel momento sono morta anche io. Ho chiamato i carabinieri per venire ad arrestarlo. Sono poi andata spontaneamente dai carabinieri di Palau a rendere due dichiarazioni spontanee”.

-In occasione del funerale di Cinzia lei voleva andare. Conferma che la famiglia Pinna le ha suggerito di no?

” Ero stata al ristorante della famiglia Pinna a Castelsardo trent’anni prima, ma la famiglia non la conoscevo bene. Neanche Cinzia. E sono sempre la madre di chi ha ucciso la figlia. Mi hanno fatto capire che era meglio non andassi al funerale”.

-Quando suo figlio ha provato a suicidarsi, Lei è stata molto dura con lui.

“Chi tenta di uccidersi se non ci riesce è perché non ci provato bene”.

-Quando ha saputo che Luca Montella legale di suo figlio aveva presentato l’istanza di scarcerazione di suo figlio, come ha reagito?

“Ho litigato con mio marito. Ho detto che Emanuele deve restare in carcere sino a quando non si chiarisce tutto. E anche dopo”.

-Ieri ho scritto che la sua condanna verso suo figlio può a mio avviso averlo portato a ritirare l’istanza di scarcerazione che doveva essere discussa ieri al Tribunale del riesame di Sassari. È d’accordo?

“Non saprei. So solo che Emanuele ed io sino a pochi anni fa avevamo un rapporto bellissimo, che io lo appoggiavo in tutto. Poi ha iniziato a fare lo spaccone, ad andare in giro a Porto Cervo a comprare vestiti. Io non indosso abiti firmati. Sono abituata a vivere con poco. La Costa Smeralda non mi rappresenta. Emanuele con quello che ha fatto non ha tradito solo me che gli ho affidato Conca Entosa ed i valori che gli ho trasmesso, ha tradito il nonno, la mia famiglia. Ha fatto un orrore, ci ha macchiato di un’onta che non verrà mai lavata via”.

-È vero che aveva tante donne?

“Dopo che è stato arrestato si sono presentate da me una ventina di donne. Ognuna diceva di essere la fidanzata. Ho risposto ad ognuna di loro di mettersi in fila. Mi ha parlato anche di lei. Mi ha detto che era stato intervistato da una giornalista. Mi scuso da parte sua per il comportamento che ha avuto nei suoi confronti”.

-Lei crede nella giustizia? Cosa pensa accadrà ora a suo figlio?

“Credo nella giustizia, nell’Arma dei carabinieri, nel lavoro degli inquirenti. Mio marito mi ha detto di stare zitta, ma io parlerò. Sono una donna sarda. Prima il mio scopo nella vita era mio figlio, il mio unico figlio. Vivevo per lui. Ora lavorerò e mi impegnero’ per fare avere giustizia a Cinzia Pinna “.

Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto, 49 anni, ozierese, editore e direttore responsabile. Madre di Antonio ed Andrea, Dottoressa in Scienze Politiche, giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Nel campo del giornalismo vanta anni di esperienza pregressa nella carta stampata, in radio, nei blog. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online. Web manager, content creator, esperta di social e network marketing e di gestione delle risorse umane, ha lavorato per due multinazionali mondiali, gestendo i suo gruppi di lavoro a livello regionale e nazionale. Da sempre attiva nella cultura e nel sociale, innamorata della Sardegna, ha da sempre contribuito alla valorizzazione dell'isola, della sua cultura e delle sue tradizioni.
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