Il tentato omicidio al quartiere della Marina a Cagliari avvenuto sabato sera del quale sono stati protagonisti due quindicenni, ci pone di fronte ad una serie di spunti di riflessione.
Primo: dove stiamo sbagliando? Come genitori, scuola, società.
Perché di fronte ad un ragazzo di quindici anni finito in carcere a Quartucciu per aver accoltellato più volte un suo coetaneo, che solo per miracolo non ha ucciso, la domanda dobbiamo farcela tutti.
Mica solo i genitori della famiglie coinvolte. Solo pochi mesi fa in una situazione simile ha perso la vita a Barisardo Marco Mameli.
E la violenza e l’uso improprio delle armi, siano coltelli o altro, sta avendo un escalation preoccupante.
Ci si domanda perché un diverbio che un tempo si risolveva al massimo con una scazzottata, oggi debba portare a gesti cosi cruenti.
Ad un’eta’ nella quale probabilmente non si dovrebbe neanche stare in giro tutta la notte, dove tutto è loro permesso, i “no” non esistono più e se un genitore si azzarda a dare un ceffone al figlio rischia pure dallo stesso la denuncia. E lo scrivo da madre di due figli maschi che ho educato con severita’ e senza mai usare le botte.
Altro che metodo Montessori o zona rossa alla Marina.
Quando avevo quindici anni io, tutta la libertà che c’è oggi non esisteva e bastava lo sguardo severo di un genitori per farci stare zitti e buoni.
Per quanto mi riguarda sono sempre stata a favore della reintroduzione della leva militare, dell’autorita’ e della disciplina.
Ora tutto è permesso. I genitori non sono più genitori, sono amici che si fanno chiamare per nome anziché babbo e mamma. Che concedono tutto e non sanno dire di no .
E questo è il risultato.




