Ammazzare una donna era per lui il suo piano. Non una specifica, “bastava” una qualunque. L’idea Vincenzo Lanni, 59 anni, l’aveva avuta già dieci anni fa quando con il filo delle cuffie voleva ammazzare una donna passata casualmente per strada.
Allora la sua follia si scateno’ contro il 78enne Antonio Castelletti e poco dopo su Luigi Novelli, 84 anni, accoltellati all’addome ed alla schiena. Movente? La vita fallimentare di Lanni ex programmatore isolato da tutti, affetto da disturbi psichiatrici, appassionato di thriller dai quali aveva preso spunto per uccidere.
“Mi sento un fallito e siccome sono troppo vigliacco per uccidermi, volevo uccidere qualcuno”, dichiarò nel 2015 al giudice a seguito dei due tentati omicidi.
A Lanni fu riconosciuto un vizio parziale di mente ed un disturbo della personalita’ che gli fecero avere uno sconto di pena.
Venne condannato ad otto anni di carcere e tre da trascorrere in una struttura psichiatrica, ieri mattina Lanni era invece libero di circolare come nulla fosse, dopo aver lasciato qualche giorno fa una comunità in provincia di Varese.
Intorno alle 9.30 di ieri mattina, in piazza Gae Aulenti a Milano armato di un coltello con una lama lunga 30 cm nascosto dentro una busta della spesa, ha atteso il momento giusto per compiere il suo piano diabolico: uccidere una donna.
Gli e’ passata davanti Anna Laura Valsecchi, manager di un’azienda che concede prestiti. L’ha accoltellata alle spalle e poi si è allontanato come nulla fosse, avvolto nella sua tuta da ginnastica con passo calmo.

La donna ha chiesto aiuto, si è resa conto di tutto ciò che le stava accadendo. È stata trasportata all’ospedale Niguarda di Milano e sottoposta ad un intervento chirurgico di due ore per salvarle la vita. Attualmente è ricoverata nel reparto di Rianimazione.
Nel frattempo il suo aggressore si è rifugiato in un albergo di Milano. I carabinieri hanno diffuso le immagini dei circuiti di video sorverveglianza che hanno ripreso ll’aggressione.
Le immagini vengono pubblicate da tutte le principali testate giornalistiche. La sorella gemella di Vincenzo Lanni lo ha riconosciuto, ha chiamato gli inquirenti e lo ha fatto arrestare. Una donna innocente si trova in un letto di ospedale e poteva morire a causa sua.
La vicenda di Nalli riapre un tema, quello dei malati di mente colpevoli di reat. Dove vanno ospitati?. Perché Nalli era in giro libero di muoversi come nulla fosse?
Qualcuno scrive commentando la vicenda “riaprite i manicomi”. Vennero chiusi con la cosidetta legge Basaglia, dal cognome del direttore del carcere di Gorizia promotore della riforma che diventata legge li fece chiudere.
Ci vollero molti anni affinché ciò accadesse: dall’entrata in vigore della legge Basaglia, precisamente la numero 180 del 1978, l’ultimo manicomio in Italia venne chiuso solo nel 1999.
A fine anni ’60 si contavano 100.000 persone rinchiuse nei manicomi. Non solo persone con problemi psichiatrici, ma venivano internati anche i poveri, i disadattati, donne accusate di adulterio o considerate libertine, le persone affette da dipendenze.
Ci restavano anche tutta la vita, sottoposti a metodi di cura discutibili che prevedevano tra le altre forme di “cura” elettro shock, camicie di forza, docce gelate solo a titolo di esempio.
Il malato veniva isolato dalla famiglia d’origine e da ogni qualsivoglia relazione interpersonale. Chi non era entrato pazzo, lo diventata li’dentro.
Con la riforma della legge Basaglia oltre ad essere chiusi i manicomi, vennero creati i centri di salute mentale, le strutture residenziali psichiatriche e le Rems.
Le Rems, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, hanno sostituito gli OPG e sono destinate alle persone affette da distuurbi psichici che hanno commesso dei reati e che per la loro pericolosita’ devono essere soggette a misure di sicurezza maggiori.
In Italia ne esistono trenta. In Sardegna ne abbiamo solo una a Capoterra. In queste residenze però la persona affetta da disagio mentale colpevole di reati può essere ospitata solo per un periodo di tempo limitato stabilito a discrezione del giudice che sta seguendo il caso specifico.
Si evince dunque che se da un lato i manicomi andavano chiusi, dall’altro non esistono attualmente in Italia strutture in grado di fronteggiare i malati mentali che delinquono ed ospitarli per un medio lungo periodo.
Finiscono dunque in carcere, strutture a loro volta inadeguate e spesso prive di figure preparate ad affrontare i malati di mente.
Il problema è serio, è grave. Perché poi quando queste persone commettono i reati o uccidono ne pagano le persone innocenti.
O dobbiamo aspettare altri morti prima di mettere mano ad una riforma seria su questo tema?
E tantomeno si possono continuare a lasciare sole le famiglia dei malati mentali, che non possono essere trattati alla stessa stregua di alcolisri o tossicodipendenti, ma hanno bisogno di medici che li curino in strutture adeguate nelle quali riabilitarli per poterli poi reinserire nella società, piuttosto che essere isolati come pazzi delinquenti per levarseli da mezzo.
Foto Vincenzo Lanni credit Carabinieri, Anna Laura Valsecchi la donna accoltellata ieri a Milano.
Maria Vittoria Dettoto




