A due mesi e mezzo dal femminicidio di Cinzia Pinna del quale è accusato suo figlio Emanuele Ragnedda, Nicolina Giagheddu smentisce le voci che sia stata a trovarlo nel carcere di Bancali a Sassari o che lo abbia perdonato.

La intervisto queste mattina mentre lei è commossa. Piange. Come mi racconta di fare ogni giorno da quando suo figlio è stato arrestato.

Ma la sua condanna verso il gesto compiuto dal figlio è rimasta la stessa di allora. “Piango tutti i giorni. Sto male, ma voglio che Emanuele dica la verità” dice Nicolina.
Mi rivela di aver ricevuto una lettera dal figlio, inviatale dal carcere, forse per chiederle perdono. Ma che lei non l’ha aperta. L’ha messa chiusa dentro un cassetto, nell’attesa che il figlio confessi tutto ciò che è avvenuto quella sera a Conca Entosa.
Il silenzio di Nicolina rappresenta per il figlio la peggiore condanna, come ho detto e scritto dall’inizio. Attendiamo gli sviluppi di questo caso sul quale ancora ci sono tante cose che non sappiamo.
Maria Vittoria Dettoto




