domenica, Gennaio 25, 2026
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“Molti di voi avrebbero preferito una morte”. Il cugino di Tatiana Tramacere la difende e lei chiude tutti i suoi profili social riempiti di insulti.

Nuovo colpo di scena nella storia di Tatiana Tramacere, la 27enne di Nardò che è stata dieci giorni chiusa in una mansarda con il suo fidanzato, mentre tutta Italia la cercava pensando fosse scomparsa, si fosse suicidata o fosse stata uccisa.

Quando è stata ritrovata e si è scoperta la verità ovvero che si era isolata volontariamente, l’opinione pubblica che prima la sosteneva le ha dato contro.

Ovunque. Migliaia di messaggi contro lei ed il suo fidanzato. Anche nei profili social di Tatiana, uno dei quali da 60.000 follower che risultano attualmente chiusi.

Intanto il cugino di Tatiana ieri si è schierato pubblicamente dalla sua parte, scrivendo un lungo post nel suo profilo Facebook:

“È così facile giudicare.
Così tremendamente facile odiare qualcuno che non si conosce, una storia che non si vive, un dolore che non si prova.

Io non ho mai cercato visibilità. La mia famiglia non l’ha mai cercata. Eppure siamo stati travolti da un vortice più grande di noi, senza averlo voluto, senza essere pronti.

Vi siete mai chiesti cosa significhi avere paura di uscire di casa perché fuori c’è una folla con telecamere puntate, in attesa che cada una sola parola per costruirci sopra una notizia?
Vi è mai capitato di scegliere il silenzio perché altro non c’è?

Sapete cosa vuol dire non dormire per dieci giorni senza sapere dove sia vostra figlia?
Svegliarsi ogni mattina con un peso sul petto che toglie il respiro.
Stare con il telefono in mano aspettando una chiamata che potrebbe cambiare la vita, in meglio o in peggio.

I miei zii si, lo hanno provato, ed anche io ho provato l’angoscia vera. Quella che ti piega le gambe.

E allo stesso tempo ho sentito qualcosa di potente: l’abbraccio di un paese intero. Persone meravigliose che si sono mosse per aiutare, che hanno donato tempo, cuore, speranza. Per questo vi ringrazierò per sempre.

Ma avete idea della violenza che è scoprire dalla televisione che vostra figlia è stata uccisa?
E poi, dopo un’ora infinita, sapere che è viva?

Avete mai provato il terrore di vedere tuo figlio rischiare il linciaggio perché qualcuno lo ha scambiato per l’assassino?
Il terrore vero di perdere tutto in un istante.

Forse no.
Eppure giudicate lo stesso.

Siete le stesse persone che hanno pregato per trovarla viva.
Le stesse che volevano un colpevole a qualsiasi costo.
E ora siete le stesse che riversano odio su una ragazza fragile, trasformandola nel bersaglio dei vostri commenti.

Sapete che cosa fanno certe parole?
Non informano.
Feriscono.
Distruggono lentamente.

E spesso arrivano proprio da chi dovrebbe conoscere il valore della compassione: genitori, adulti, persino amici.

Come se nessuno avesse mai sbagliato.
Come se i vostri figli non potessero mai trovarsi persi, fragili, confusi.
Come se una tragedia non potesse bussare anche a casa vostra.

Prima di giudicare Tatiana, vi siete fatti almeno qualche domanda vera?
Vi sembra normale restare chiusi in casa, da soli, per dieci giorni?
Vi sembra una “vacanza”? Una “sceneggiata” o come le definitive voi “una luna di miele”?

Aveva un biglietto per Brescia: se davvero avesse voluto sparire, sarebbe bastato partire. Nessuno l’avrebbe fermata.
Pensate davvero che una ragazza scelga una mansarda pur di guadagnare qualche follower?

La verità è che l’unico vero spettacolo siete voi, quando commentate senza pensare al peso delle parole, quando vi fermate sotto casa sua per alimentare la vostra stupida curiosità o anche quando lo riprendete con il vostro schifosissimo telefono mentre fa la spesa, o meglio ancora, quando avete ripreso me e suo fratello in preda alle lacrime con un telefono a 2mm dal viso, senza un minimo di rispetto.

Dite che la mia famiglia dovrebbe “pagare”.
Vi dico solo che mio zio lavorerebbe notte e giorno pur di riparare a qualsiasi ferita. Perché chi ama davvero, non conta la fatica: conta solo chi ha davanti.

E lasciatemi essere brutalmente sincero:

Molti di voi avrebbero preferito un finale peggiore.
Una morte, un colpo di scena, qualcosa da raccontare.
Perché l’odio ha bisogno di tragedie nuove da divorare.

Ma Tatiana è viva.
E questo dovrebbe bastare a fermare tutto il resto.

I miei zii sono genitori straordinari.
Chi li giudica non conosce né loro né la complessità di questa storia.

Questa non è una favola da commentare dietro uno schermo.
È una vita vera.
È dolore vero.
Sono persone vere.

E c’è un’altra cosa che molti sembrano dimenticare, in mezzo a questo caos, nessuno, tranne lei, sa davvero cosa sia accaduto.
Perché se davvero tutto ciò è stato frutto della sua volontà, allora dobbiamo capire perché.
Quale dolore l’ha spinta a isolarsi in quel modo, quale tempesta interna può averla travolta fino a farla sparire per dieci giorni.

La sofferenza non nasce dal nulla.
A volte i sentimenti si intrecciano alla paura, alla dipendenza emotiva, alla confusione.

Non vogliamo accusare nessuno.
Stiamo solo cercando di capire.
Perché ciò che conta davvero è la sicurezza di Tatiana, la sua salute, la sua verità, qualunque essa sia.
E finché non la conosceremo, nessuno ha il diritto di puntare il dito, di inventare, di giudicare.

E c’è un’altra cosa che voglio lasciarvi, forse la più importante di tutte.
Tatiana è una ragazza. Una ragazza fragile, giovane, confusa, che ha vissuto qualcosa che ancora nessuno ha davvero compreso.
E anche qualora, avesse fatto tutto di sua sola volontà, merita comunque rispetto.
Perché la stessa gente che l’ha difesa nei giorni della scomparsa, è la stessa che l’ha acclamata al suo ritrovamento…
e poi, improvvisamente, l’ha derisa, insultata, giudicata senza pietà una volta tornata a casa.

Ma non funziona così.
Non si ama qualcuno per dieci minuti e lo si distrugge per sempre il giorno dopo.
Le parole pesano.
Pesano davvero.
E c’è un limite oltre il quale non feriscono soltanto: possono spezzare.

Una ragazza sommersa dall’odio può cadere in un buco nero da cui è difficilissimo uscire. Può scivolare in una depressione profonda, e quando una persona smette di reggere il peso del mondo, il rischio sappiamo qual’è.
E allora sì, lo sappiamo già come andrebbe a finire:
ripartirebbe il “circo”.
Le telecamere, i titoli strillati, le lacrime ipocrite, la compassione improvvisa.

La stessa compassione che però nessuno ha avuto adesso, quando serviva davvero.

È così facile fermarsi al primo strato, vedere solo quello che conviene vedere, giudicare una storia senza neanche tentare di capirla.

È così facile archiviare tutto, voltare pagina e lasciare una famiglia sola a raccogliere i pezzi.
Ma questa è una vita reale.
È una ragazza che respira, che soffre, che lotta.
Perché Tatiana non è un titolo, non è un caso mediatico, non è un bersaglio.
È una persona.
E merita di essere trattata come tale, ora più che mai.

E sapete cosa? Anche per me, sapere che è viva è stato il regalo più grande:
un Natale arrivato in anticipo”.

Al momento ne’ Tatiana, né il suo fidanzato Dragos, risultano indagati per alcuna ipotesi di reato”.

Foto: Tatiana Tramacere.

Maria Vittoria Dettoto

Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto, 49 anni, ozierese, editore e direttore responsabile. Madre di Antonio ed Andrea, Dottoressa in Scienze Politiche, giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Nel campo del giornalismo vanta anni di esperienza pregressa nella carta stampata, in radio, nei blog. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online. Web manager, content creator, esperta di social e network marketing e di gestione delle risorse umane, ha lavorato per due multinazionali mondiali, gestendo i suo gruppi di lavoro a livello regionale e nazionale. Da sempre attiva nella cultura e nel sociale, innamorata della Sardegna, ha da sempre contribuito alla valorizzazione dell'isola, della sua cultura e delle sue tradizioni.
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