Il documento che segue appresenta una delle dichiarazioni resemi dai due testimoni della possibile collisione della barca del fratelli Giuseppe e Lorenzo Deiana con un’altra imbarcazione, il giorno della loro scomparsa in data 19 aprile.
La pec è stata inviata in data 27 aprile alla capitaneria di Porto di Olbia, ma nessuno ne ha mai parlato sino a quando io ora non la rendono pubblica.

È pervenuta alla sottoscritta in data 3 maggio, insieme ad altre dichiarazioni resemi da questi due testimoni.
Ho immediatamente contattato in data 3 maggio, ripeto, la famiglia Deiana nella figura della madre Simona inviandole tutta la documentazione in mio possesso e inviandola collateralmente agli inquirenti che stavano seguendo la scomparsa, che hanno sentito le persone delle quali gli ho fornito le generalita’ e le testimonianze più volte.
La signora Deiana mi chiede di riferire quanto da me appreso al legale di fiducia, avvocato Pietro Cherchi, che contatto immediatamente la mattina del 3 maggio alle ore 9.
L’avvocato Cherchi nel corso della nostra telefonata di quella mattina, esclude l’ipotesi della collisione. Replico come fa ad esserne così certo, dal momento che l’ipotesi era al vaglio degli inquirenti e lui non era come me persona del settore nautico o marittimo e ritenendo invece io che quelle testimonianze fossero importanti.
Nei giorni successivi ricontatto via Whatsapp l’avvocato Cherchi, per sapere se l’ipotesi collisione fosse stata verificata. Sottolineo che nel frattempo non avevo diffuso pubblicamente quanto da me appreso per rispetto della signora Deiana e del lavoro degli inquirenti.
L’avvocato Cherchi non risponde alla mia domanda, salvo poi rendere dichiarazioni alla testata giornalistica Unione Sarda in data 11 maggio, pubblicate sul cartaceo del quotidiano in data 12 maggio e via online lo stesso giorno.

Dichiarazioni nelle quali Cherchi confermava l’ipotesi collisione della quale la sottoscritta aveva fornito documentazione otto giorni prima.
A quali punto provo a contattare alle 8.00 del mattino del 12 maggio l’avvocato Cherchi per avere spiegazioni sul perché a me aveva smentito l’ipotesi che qualche giorno dopo confermava ad altra testata, forse più simpatica all’avvocato di cui sopra.
Per tutta risposta l’avvocato Cherchi, dopo aver visualizzato la mia richiesta di spiegazioni, mi blocca da tutte le parti.
Faccio presente che ho tutte le chat a conferma di quanto scrivo, che sono da maggio a disposizione del mio legale.
Visto l’atteggiamento di Cherchi e della signora Deiana che chiamo a sua volta e non mi risponde, né mi da spiegazioni, pubblico un primo video nel quale dichiaro pubblicamente che c’erano dei testimoni che avevano sentito una possibile collisione.
La signora Bo Andrea Margherita, suocera di uno dei due scomparsi, pubblica un post sul suo profilo, ricondiviso dalla stessa Simona Deiana, nel quale smentiscono l’esistenza dei testimoni.
Il giorno dopo la stessa Bo Andrea Margherita pubblica un commento nella nostra testata giornalistica, nel quale ammettte di essere stata contattata dalle stesse persone che hanno contattato me in data 30 aprile.

Le chiedo pubblicamente se avesse riferito la cosa agli inquirenti, visto che quando li ho contattati io il 3 maggio, di questi possibili testimoni gli inquirenti non sapevano nulla, il che mi fa presupporre che nessuno li avesse informati.
Mi sono domandata come la cosa fosse stata possibile, visto che se sono una congiunta di due dispersi ogni segnalazione che può essere utile al ritrovamento degli stessi la fornisco immediatamente a chi sta portando avanti le ricerche.
Come ho fatto io in quei giorni in tempo reale con capitaneria di Porto, carabinieri, VVF e chiunque potesse aiutarci a trovare i due fratelli.
La signora Bo Andrea Margherita rispose che non doveva dare a me risposte in merito, dopo aver però tentato di diffamarmi pubblicamente scrivendo che stessi dicendo il falso, quando quelle persone avevano contattato anche lei, quattro giorni prima di me.
Naturalmente anche di questo possiedo tutti gli screenshot a conferma di quello che dico.
Concludo dicendo che al momento sono trascorsi quasi otto mesi dalla scomparsa dei due fratelli.
Non sono mai stati ritrovati né loro, né la loro barca e l’ipotesi della collisione è tuttora la più accreditata, con la barca dei Deiana poi calata a picco nel fondale del mare e l’omissione di soccorso da parte di chi li avrebbe urtati.
Foto: i fratelli Giuseppe e Lorenzo Deiana, la pec inviata da una delle testimoni sentite alla capitaneria di porto di Olbia, la dichiarazione rilasciata dall’avvocato Cherchi, legale dei Deiana l’11 maggio 2025, il commento che conferma l’esistenza dei testimoni di Bo Andrea Margherita.
Maria Vittoria Dettoto




