Ieri sera vi abbiamo informato di due tragedie di caccia, nelle quali sono deceduti due uomini.
Una è avvenuta ad Oliena in provincia di Nuoro, nella quale un allevatore di 58 anni, Andrea Puddu, è stato ucciso con un colpo di fucile sparato accidentalmente da un compagno di caccia.
Subito dopo abbiamo pubblicato la notizia della morte di un pensionato settantenne deceduto a Cassino durante la battuta di caccia di ieri.
Ad ucciderlo è stato un grosso cinghiale che lo ha attaccato e gli ha reciso l’arteria femorale.
Leggendo i vostri commenti, ci siamo resi conto che prima di tutto c’è chi il secondo articolo non lo ha neanche aperto, ma si è fermato al titolo, insultandoci per aver dato una notizia sbagliata.
Ma su questo soprassediamo, sapendo che spesso chi frequenta i social non si prende neanche la briga di investire due minuti del proprio tempo a leggere ciò che commenta.
Ciò che vogliamo condannare sono invece i commenti quasi di esultanza per la morte dei cacciatori in quanto tali. Senza minimamente conoscerli. Senza sapere come siano andate effettivamente le cose.
Sono gli stessi commenti che da anni condanno, perché la morte non si augura a nessuno e chi li scrive neanche pensa che ci sono le famiglie dietro che, in lutto, li leggono.
Nel caso della tragedia di Oliena peraltro c’è oltre il lutto, il senso di colpa ed il dispiacere che sta provando l’amico che ha sparato quel colpo che ha ucciso un compagno di caccia per errore.
Vi invitiamo dunque a pensarci quando commentate. Perché in questo momento c’è chi soffre è mentre voi tra qualche ora di questa notizia ve ne sarete dimenticati perché coinvolti da altre, le famiglie delle vittime e di chi ha ucciso questi lutti se li porteranno a vita.
Foto cinghiale di Iocaccio.it.
Maria Vittoria Dettoto




