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Gigi Riva: dall’infanzia triste e povera che lo ha segnato per tutta la vita a leggenda del calcio mondiale a due anni dalla sua morte…

A domani 22 gennaio sono trascorsi due anni dalla morte di Gigi Riva, il campione che ha scelto la Sardegna nella vita e nella morte, facendosi seppellire nel cimitero di Bonaria, a Cagliari, città nella quale ha vissuto buona parte della sua vita.

Tomba che nel frattempo è diventata meta di tifosi rossoblù e non, che passano per salutare Riva e lasciarvi cimeli.

Gigi Riva nacque a Leggiuno sul Lago Maggiore il 7 novembre 1944. Era l’unico figlio maschio ed il figlio più piccolo, in una famiglia povera nella quale erano nate altre tre bambine: Lucia, Candida e Fausta.

Nonostante la loro umilta’, Gigi era un bambino felice e coccolato dalla madre Edis, casalinga e dal padre Ugo, che si arrangiava facendo diversi lavori.

Un triste destino si abbatte” presto su quella famiglia felice. Quando Gigi Riva aveva nove anni, il padre morì a seguito di un incidente sul lavoro, il 10 febbraio 1953.

Due anni dopo, nel 1955, Gigi perse la sorella Candida, deceduta a 14 anni a causa di una malattia. Questi due lutti segnarono il carattere di Riva per tutta la vita, rendendolo schivo e malinconico.

La madre Edis fu costretta a mandarlo in tre collegi religiosi perché lavorando per mantenere la famiglia, non poteva stargli dietro. Riva racconto’ in seguito di aver subito dei maltrattamenti al loro interno, di essere stato più volte umiliato per la sua poverta”. Di essere costretto a pregare per avere un tozzo di pane da mangiare. Non a caso, fuggi’ più volte in cerca della libertà.

Nel 1961 Lucia si sposa. Nel 1962 Gigi perde anche sua madre e viene accolto inizialmente a casa di Lucia e di suo marito e poi da Fausta.

La madre di Riva era contraria al fatto che lui giocasse a calcio. Ma per lui quello sport rappresentava un momento di evasione dalla sua vita dura, triste e piena di sacrifici.

Nel 1963, a 19 anni, Riva approda al Cagliari calcio e in poco tempo ne diventa una bandiera. Con i rossoblù vincera’ nel 1970 l’unico scudetto dei sardi.

La Sardegna lo ama. I sardi lo amano e accolgono quel giovane ragazzo orfano a braccia aperte. E Riva di questo non si dimentica, neanche quando gli vengono offerti contratti milionari con i grandi club italiani, tra tutti la Juventus.

Gigi Riva diventa un’icona, un uomo rispettato e rispettabile, dai compagni di squadra e dagli avversari.

Dopo una fase finale della sua vita trascorsa prevalentememte a casa circondato da amici sinceri e famigliari, muore a Cagliari il 22 gennaio 2024.

Il grande Rombo di Tuono della Sardegna e dei sardi disse:

«Sarebbe stata una vigliaccata andare via da Cagliari, malgrado tutti i soldi della Juventus, ma io non ho mai avuto il minimo dubbio e non mi sono mai pentito. Ho capito di amare la Sardegna andando nelle case dei pastori e negli ovili. Una volta mi portarono in un paesino, a Seui, in provincia di Nuoro mi pare, e sulla credenza di un’anziana, notai anche una mia foto, tra i santini dei suoi genitori. L’amico che mi accompagnava chiese perché c’era la mia foto e la donna, senza riconoscermi, rispose: “Quello è buono”.

“Avevo alcuni amici fuori dal calcio: soprattutto pescatori, a cominciare da Martino. Mi voleva bene come un figlio, fu uno dei primi a invitarmi a casa sua, dove mi insegnò a mangiare il pesce con le mani, lasciando soltanto le lische.
Dei sardi mi colpì la generosità. Mi hanno sempre fatto sentire uno di loro, attorno a tavolate con salsicce e maialino. E poi abbiamo lo stesso carattere, non ci mettiamo in mostra: siamo silenziosi.

La Sardegna mi ha dato affetto e continua a darmene. La gente mi è vicina come se ancora andassi in campo a fare gol. E questa per me è una cosa che non ha prezzo”.

Foto Riva piccolo con madre e sorelle e con la moglie di Franco Termini, foto con maglia scudetto Corriere della Sera, foto 3 Rainews, foto tomba Nicola Riva.

Maria Vittoria Dettoto

Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto, 49 anni, ozierese, editore e direttore responsabile. Madre di Antonio ed Andrea, Dottoressa in Scienze Politiche, giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Nel campo del giornalismo vanta anni di esperienza pregressa nella carta stampata, in radio, nei blog. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online. Web manager, content creator, esperta di social e network marketing e di gestione delle risorse umane, ha lavorato per due multinazionali mondiali, gestendo i suo gruppi di lavoro a livello regionale e nazionale. Da sempre attiva nella cultura e nel sociale, innamorata della Sardegna, ha da sempre contribuito alla valorizzazione dell'isola, della sua cultura e delle sue tradizioni.
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