Siamo nel corso di un’azione di polizia, nella quale due poliziotti in divisa e due in borghese stanno arrestando uno spacciatore.
Spunta nel buio un secondo spacciatore, già noto alle forze dell’ordine per spaccio, rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Si chiama Abderarrahim Mansouri ha 28 anni, marocchino, pusher appartenente alla famiglia Mansouri che gestisce lo spaccio di droga a Rogoredo.
Mansouri ha con sé una pistola, riproduzione a salve di una Beretta, alla quale manca il tappo rosso. Il pusher a venti metri di distanza, al buio della sera, punta la pistola contro i poliziotti che gli intimano “Fermo, polizia”.
Ma il pusher non si ferma e continua ad avvicinarsi agli agenti. Un poliziotto gli spara contro e Mansouri cade a terra immobile.
Gli agenti chiamano i soccorsi. Morirà poco dopo all’ospedale Niguarda di Milano. Non aveva con sé i documenti, ma aveva della droga addosso.
Verrà comunque identificato anche grazie ai precedenti penali.
Gli agenti presenti nel luogo della tragedia, vengono portati in caserma ed interrogati dal pm Giovanni Tarzia. Quello che ha ucciso Mansouri è ora indagato per omicidio volontario.
Cosa avrebbe dovuto fare? Farsi ammazzare dal pusher marocchino?
“Mi ha puntato contro ed ho avuto paura”, ha dichiarato l’agente. Il suo legale sostiene la tesi della legittima difesa dell’agente.
Se non è legittima difesa questa, ditemi voi quando é. Poliziotti che rischiano la vita ogni giorno per poche centinaia di euro al mese e poi devono pure stare zitti e muti di fronte a questi delinquenti e farsi pure ammazzare senza reagire.
Io sto con il poliziotto.
Foto: Il Giorno.
Maria Vittoria Dettoto




