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Quando voterete NO al referendum ricordatevi che potreste diventare il prossimo Beniamino Zuncheddu, il pastore di Burcei che ha trascorso 32 anni in carcere da innocente. Lo Stato non lo ha mai risarcito per l’errore commesso…

Beniamino Zuncheddu, il pastore di Burcei, in carcere da 32 anni con l’accusa di triplice omicidio è stato liberato il 25 novembre 2023. Zuncheddu come Stasi, in carcere da 16 anni accusato del femminicidio di Chiara Poggi, per il quale si è sempre professato innocente.

Zuncheddu è stato scarcerato dalla Corte di Appello di Roma in attesa del processo di revisione. La Corte ha accolto la richiesta di scarcerazione presentata da Mauro Trogu, del foro di Cagliari, legale di Zuncheddu.

Zuncheddu si è sempre proclamato innocente per i fatti dei quali era stato accusato, che risalgono all’8 gennaio 1991 quando in un ovile nelle montagne tra Sinnai e Burcei, paese del quale Zuncheddu è originario, vennero uccisi Gesuino Fadda, il figlio Giuseppe e Ignazio Pusceddu.

Luigi Pinna presente alla strage si salvò e dichiarò che aveva riconosciuto Zuncheddu come responsabile della strage. Zuncheddu che faceva il pastore venne arrestato e nel 1992 condannato all’ergastolo.

La svolta per la scarcerazione di Zuncheddu è arrivata dopo 32 anni quando, il 14 novembre 2023, Luigi Pinna ha ritrattato la sua dichiarazione di allora affermando di aver riconosciuto Zuncheddu solo dopo aver visto la foto del pastore di Burcei mostratagli da Mario Uda, poliziotto che seguiva le indagini sul triplice delitto.

Beniamino Zuncheddu ad oggi non ha ricevuto alcun risarcimento da parte dello Stato italiano per l’errore giudiziario commesso.

Zuncheddu una volta apertesi le porte del carcere ha avuto due buste nelle quali erano contenuti i suoi effetti personali ed è stato lasciato a sé stesso.

Vive grazie alla sorella Augusta che lo aiuta. In questo momento è in ospedale per problemi di salute, ma si è apertamente schierato per il SI al referendum sulla giustizia, affinché ciò che è accaduto a lui non possa accadere a nessun altro.

A Zuncheddu è stata rovinata la vita, la salute. La sua e quella della famiglia che per tutta la vita ha sopportato l’onta di avere un parente in carcere. Innocente, che non veniva creduto nonostante le testimonianze in sua discolpa.

Zuncheddu ha perdonato chi lo ha accusato, ma non dimentica ciò che gli è accaduto.

È giusto che anche chi giudica debba pagare se commette un errore.

Io sto con Zuncheddu.

Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto, 49 anni, ozierese, editore e direttore responsabile. Madre di Antonio ed Andrea, Dottoressa in Scienze Politiche, giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Nel campo del giornalismo vanta anni di esperienza pregressa nella carta stampata, in radio, nei blog. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online. Web manager, content creator, esperta di social e network marketing e di gestione delle risorse umane, ha lavorato per due multinazionali mondiali, gestendo i suo gruppi di lavoro a livello regionale e nazionale. Da sempre attiva nella cultura e nel sociale, innamorata della Sardegna, ha da sempre contribuito alla valorizzazione dell'isola, della sua cultura e delle sue tradizioni.
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