La figlia di Dina Dore oggi ha diciotto anni. Quando il 26 marzo 2008 le uccisero la madre nel garage della casa dei suoi genitori a Gavoi, vide tutto.
Pianse. Senza che nessuno la potesse aiutare. Dentro il seggiolino della Fiat Punto nel cui cofano venne riposto il cadavere della madre allora 37enne, incaprettato e con la bocca chiusa dal nastro isolante.
A trovarla addormentata molte ore dopo fu suo padre, Francesco Rocca, dentista. La bambina dormiva, esausta dopo tanto piangere. Infreddolita.
Il seggiolino era fuori della macchina, per terra. Ma Dina nessuno la trovava. Rocca diede l’allarme. Chiamo’ le forze dell’ordine che dopo cinque ore di ricerche aprirono il bagagliaio della macchina e trovarono il cadavere.

Un femminicidio che venne fatto passare come un tentato rapimemto andato male. Rocca si concesse in lacrime alle telecamere, piangendo la morte della moglie.
Ma le cose, si scoprira’ poi, erano ben diverse.
Dina e Francesco erano entrambi originari di Gavoi ed il loro amore nacque sin dall’adolescenza. Si sposarono dopo quattordici anni di fidanzamemto e lei ando’ a lavorare nello studio dentistico della famiglia di Francesco.
Dina resto’ incinta ed fu costretta a stare a casa in attesa della nascita della figlia.
Al suo posto arrivo’ una giovane donna di 22 anni, Anna Guiso, che per Rocca divento’ un’ossessione. Non poteva permettersi di divorziare da Dina perché avrebbe perso parte del suo patrimonio.
Decise dunque di assoldare un killer per uccidere sua moglie, un ragazzo di diciassette anni che con Rocca andava a caccia: Pierpaolo Contu.
In cambio del “servizio” Rocca offre a Contu 250.000 euro e una casa a Sant’Antioco.
Contu uccide Dina. Ma lascio’ un suo capello nel nastro isolante con il quale le chiuse la bocca. E un giorno decise di confessa re di aver ucciso Dina ad un suo amico, Stefano Lai.
“Non portare il cellulare” disse Pierpaolo a Stefano quando gli diede l’appuntamento.
“Ho ucciso io Dina e ci ho anche preso gusto”, disse Pierpaolo al suo migliore amico all’interno di un’officina. Stefano resto’ sconvolto da quella notizia, dimagrri’, il segreto lo logorava.
Il 23 ottobre 2012 Graziella Dore, sorella di Dina, trovo’ un biglietto anonimo nel tergicristallo della sua macchina. Al suo interno ci sono scritti sette nomi, tra i quali quelli di Pierpaolo e Stefano Lai. Stefano confesso’ a suo padre che ad uccidere Dina era stato il suo migliore amico Pierpaolo. E successivamente Stefano lo confesso’ agli inquirenti diventando il super testimone del processo.
Dopo la morte di Dina, Francesco e Anna avevano proseguito la loro relazione. Della quale nel piccolo paese di Gavoi tutti sapevano, compresa Dina. L’aveva scoperto prima della sua morte quel tradimento e si rifiutava di avere persino vicino il marito nel letto.
La relazione extraconiugale prosegui’ per circa un anno e mezzo dopo la morte della Dore. Sino a quando la Guiso non lascio’ Rocca e si licenzio’. Temeva che Francesco uccidesse anche lei.
“Sinceramente mi dispiace per come gliel’hanno fatto, però è stata una liberazione”, dira’ Francesco ad Anna nel corso delle intercettazioni. ” Ha avuto la fine che meritava, peggio per lei. Io fin dall’inizio ero convinto di passare la mia vita con te”, continua a dire il marito della Dore all’amante. “Ora a questo punto che ca××o di senso ha tutto questo? Farla morire? Un giorno saprai cosa ho fatto per te e quanto ti ho amato”.
A questa frase la Guiso risponde con il silenzio. Un silenzio che per gli inquirenti ha il peso di un macigno.
Il 28 febbraio 2013 Francesco Rocca accompagno’ la figlia che allora aveva cinque anni a scuola. Non sarebbe mai tornato a riprenderla. Ad attenderlo tre agenti. “Lei è in arresto per l’omicidio di Dina Dore”, gli disse uno di questi. Il rinomato dentista li segui’ con lo sguardo basso, senza fiatare, davanti ai suoi concittadini che assistettero alla scena.
Pierpaolo Contu è stato condannato a 16 anni di reclusione. Francesco Rocca nel 2018 è stato condannato all’ergastolo.
Nonostante questo Rocca ha fatto richiesta di successione delle due case di proprietà sua e della moglie Dina e del c/c bancario di Dina Dore, indicando come eredi lui e sua figlia.
Il giudice del Tribunale di Nuoro Cosimo Gabbani ha rigettato la sua richiesta giudicando Francesco Rocca “indegno a succedere ai beni della moglie essendo stato condannato come mandante del suo omicidio” secondo quanto recita la sentenza.
L’unica erede diretta di Dina Dore è stata considerata sua figlia, la stessa bambina che vide morire sua madre. Un tragico evento che nessuna cifra in denaro potrà mai colmare, condannata a crescere senza chi l’aveva messa al mondo e tanto l’amava, per colpa del suo stesso padre.
Foto: Dina Dore e Francesco Rocca.
Maria Vittoria Dettoto




