Helen Comin era una splendida donna di cinquant’anni, madre di quattro figli, che non si sentiva in pace con sé stessa perché aveva un seno che non le piaceva, probabilmente svuotato a seguito degli allattamenti dei figli.

A settembre 2024 decide di sottoporsi ad un in un intervento chirurgico per rifarsi il seno, presso una clinical di Castelfranco Veneto. Ma nel corso dell’intervento è deceduta, presumibilmente a causa dell’errata somministrazione di alcuni farmaci.

Il chirurgo che l’ha operata ha patteggiato otto mesi di reclusione con condizionale. L’anestesista, che avrebbe somministrato i due farmaci che mischiati insieme sarebbero stati fatali per la donna, è stato rinviato a giudizio e dovrà rispondere di falso ideologico.
Ieri è stato emesso il primo verdetto, che ha disposto anche un risarcimento di 30 mila euro per ogni figlio e per il marito della vittima ed il 21 ottobre prossimo iniziera’ il processo.

Ciò che mi ha sconcertato sono stati i commenti sui social nel confronti di Helen, che da vittima è passata ad essere responsabile lei stessa di ciò che le è accaduto.
Perché secondo l’opinione pubblica, quel seno forse vuoto e cadente che a lei non piaceva, doveva tenerselo perché era già bella così o perché non si deve pensare di migliorarsi con la chirurgia estetica, peraltro pagando, piuttosto che domandarsi perché la vita di una persona valga solo otto mesi con condizionale.
Roba da matti.
Vi posto alcuni commenti per darvi un’idea.
Povera Helen, povero marito rimasto vedovo, poveri bambini rimasti orfani e povera società allo sbando totale, con solidarietà zero soprattutto tra donne.




