Arriva spedito il mese di maggio, notoriamente uno dei mesi in Sardegna dedicato a comunioni e cresime di bamvini e ragazzi che terminano il primo o secondo ciclio di catechismo.
E arriva con esse la gara a chi indossa il vestito migliore, a chi fa il ricevimento più sontuoso, il regalo più caro.
Spesso gli stessi bambini o gli stessi genitori che ne prendono parte, neanche conoscono il vero significato del sacramento, surclassato dall’apparenza, dall’opulenza, dallo spreco.
Quando ai miei tempi si andava in chiesa tutti vestiti uguali, con il vestito dato dalla parrocchia, accompagnati da pochi parenti selezionati. Finita la cerimonia, si festeggiava in casa con biscotti sardi, caffè e qualche bibita. O chi poteva permetterselo, un pranzo o una cena.
Di filmini, servizio fotografico professionale, chiavette usb neanche l’ombra. Il fotografo faceva il ricordino cartaceo provvisto ( se ce lo si poteva permettere) di foto da consegnare ai parenti che non erano stati invitati alla cerimonia o si trovavano lontani.
Oggi per la scelta dell’outfit si va nel migliore negozio di abbigliamento della città e si spende uno stipendio, se basta. Neanche si dovesse fare la Fashion week di Milano.
Il ricevimento è al ristorante e parede un affidu, sulla scia di una nota trasmissione tv.
I regali, super costosi ed iper tecnologici, vedono il monile in oro sostituto da altro.
Il bambino o la bambina protagonista della cerimonia vengono coinvolti da settimane prima in un turbinio crescente di stress, quando alla fine, secondo me, forse un ritorno ad un maggior rigore, a cerimonie più ristrette e consone più all’aspetto religioso che a quello materialistico, sarebbero meglio e un miglior insegnamento anche per il bambino.
Foto: web.
Maria Vittoria Dettoto




