domenica, Gennaio 25, 2026
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S’iscuru a chie a bisonzu. Ecco come sono andate le cose ieri nel “caso” della signora Maria Antonietta Sesto, lasciata morire sola in Germania…

In merito a quanto accaduto ieri con il “caso” della signora Maria Antonietta Sesto, la donna che è stata lasciata morire da sola in Germania, vorrei fare alcune precisazioni perché sono abituata a darvi sempre la massima trasparenza di ciò che faccio, dico o scrivo e forse c’è chi ancora non ha capito bene o a male interpretato quanto accaduto.

Chi scrive che la signora non doveva rientrare in Sardegna a spese della Regione Sardegna o dello Stato italiano è perché non si trova nella condizione della famiglia Sesto, che ha avuto bisogno di chiedere aiuto alla Regione Sardegna ed al Consolato italiano, che come confermatomi ieri telefonicamente dalla famiglia, hanno iniziato un rimpallo di competenze dopo i primi dieci giorni di agosto durato oltre tre settimane, nel corso delle quali la signora Sesto è deceduta.

Faccio la giornalista da anni e in tante occasioni vi ho raccontato di voli salvavita organizzati in poche ore per trasportare neonati o persone più grandi da un ospedale sardo ad uno della penisola.

Nel caso della signora Sesto sono trascorse oltre tre settimane per organizzare il trasporto della donna che necessitava di un aereo e di un’ambulanza medicalizzata del costo pari a 33.000 euro che la famiglia non poteva permettersi. Come probabilmente non si potrebbe permettere la maggior parte di noi.

Tre settimane che per una donna di 74 anni che durante i sei mesi di permanenza I Germania si era rotta il femore, era stata sottoposta ad un intervento chirurgico al cuore, ad una tracheostomia per problemi respiratori ed era costretta ad una ventilazione meccanica, sono state lunghissime e fatali.

Ogni giorno per la signora Maria Antonietta Sesto è stato un’agonia. Perché stava male e perché sino all’ultimo era cosciente. La signora Maria Antonietta ha chiesto sino al suo ultimo giorno di vita insieme alla famiglia che era in Sardegna di poter fare rientro nella nostra isola, per poter avere come è il diritto di ogni essere umano tanto più malato, il sostegno e l’amore della famiglia.

Invece è morta sola. In uno Stato che non le apparteneva. Circondata da estranei. Perché chi poteva e doveva non ha accelerato le pratiche per il suo rientro. Una vergogna, ribadisco.

Ieri mattina ho denunciato questa cosa attraverso il mio articolo ed il mio video successivo nel quale chiedevo altresi che la Regione Sardegna si accollasse le spese del rientro della salma in Sardegna e del funerale della signora.

Mi ha fatto specie leggere i commenti di chi ha scritto che questo non doveva essere fatto perché la signora era andata in Germania in vacanza, non per lavoro e che avrebbe dovuto pensarci prima e farsi un’assicurazione sanitaria.

A proadolzu cheret come dico sempre. Avrei voluto vedere queste persone se al posto della signora Sesto ci fosse stata la loro madre cosa avrebbero fatto. Se a loro volta non avrebbero chiesto l’aiuto delle istituzioni per rimpatriatarla.

Istituzioni che si muovono per immigrati, extracomunitari, persone che hanno problemi con la giustizia e restano immobili di fronte ad una donna, madre e nonna onesta sarda la cui unica “colpa” è stata quella di essersi recata a trovare il nipote ed essersi sentita male lì.

Alle 12 di ieri mattina ho parlato con la Dottoressa Alessandra Todde ed il suo portavoce per chiedere che la Regione Sardegna si accollasse le spese del rimpatrio e del funerale della signora Maria Antonietta Sesto. Perché io non mi fermo ai proclami sui social o agli articoli di giornale, vado a chiedere direttamente a chi può e deve darmi delle risposte, nella fattispecie in primis la Dottoressa Todde presidente della Regione Sardegna.

Dopo le mie richieste alle 15 l’assistente dell’assessore alla sanità della Regione Sardegna Bartolazzi, ha chiamato la famiglia Sesto per proporre loro il pagamento delle spese del funerale come dalla sottoscritta sollecitato.

Alle 16 ho parlato personalmente con il figlio della signora Sesto e sua nuora che nel frattempo erano arrivati dalla Sardegna in Germania per assistere anche da morta a Maria Antonietta. La loro risposta é stata che loro hanno lottato per riportarla in Sardegna da viva, non da morta.

Che non avevano piiu’ bisogno dell’aiuto di nessuno. Neanche quello della Regione Sardegna che aggiungo io come riflessione personale, sicuramente si aspettavano fosse più celere ed efficiente quando Maria Antonietta era viva e che avrebbero provveduto loro stessi al pagamento delle spese del rientro e del funerale grazie alle donazioni ricevute da privati cittadini sardi e non durante il mese di luglio, attraverso una raccolta fondi promossa su Gofundme.

E vi dico una cosa: hanno fatto benissimo secondo me a fare da soli. Perché a questo punto probabilmente anche io avrei fatto lo stesso.

S’iscuru a chie a bisonzu.

Altro che condoglianze istituzionali o abbracci virtuali postumi di chi si fa bello ora dopo la morte della signora Maria Antonietta Sesto, lasciata morire in un ospedale tedesco. Sola, lontano da un familiare che potesse stringerle la mano e starle vicino.

Maria Vittoria Dettoto

Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto, 49 anni, ozierese, editore e direttore responsabile. Madre di Antonio ed Andrea, Dottoressa in Scienze Politiche, giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Nel campo del giornalismo vanta anni di esperienza pregressa nella carta stampata, in radio, nei blog. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online. Web manager, content creator, esperta di social e network marketing e di gestione delle risorse umane, ha lavorato per due multinazionali mondiali, gestendo i suo gruppi di lavoro a livello regionale e nazionale. Da sempre attiva nella cultura e nel sociale, innamorata della Sardegna, ha da sempre contribuito alla valorizzazione dell'isola, della sua cultura e delle sue tradizioni.
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