Maria Lidia Pistis è la madre di Giacomo Solinas, l’uomo scomparso due anni fa da Gonnesa, l’8 luglio, dopo essere uscito di casa per andare a lavorare in Costa Smeralda.
Nonostante i numerosi appelli e le numerose segnalazioni, Giacomo non è mai stato ritrovato.
Qualche giorno fa la signora Pistis ha partecipato a Roma ad una manifestazione sulle persone scomparse a Roma.
Poi ha scritto queste parole che sono un grido di dolore per la scomparsa di un figlio del quale da oltre due anni non ha notizie.
“Mi chiamo Lidia, sono la mamma di Giacomo Solinas, scomparso l’8 luglio 2023 da Gonnesa Sud Sardegna.
Sono passati più di due anni. Due anni in cui la nostra vita è rimasta sospesa tra dolore paura e speranza.
Le modalità della sua scomparsa lasciavano presagire l’epilogo peggiore.
Sul luogo fu trovato il suo borsone, con dentro i vestiti e tutto il necessario per la stagione lavorativa in Costa Smeralda…così come Giacomo ci aveva fatto credere.
Abbiamo vissuto mesi interi nel lutto, nell’attesa, nel terrore che una telefonata o un messaggio delle forze dell’ordine ci annunciasse la notizia più devastante per un genitore…è quell’angoscia non ci abbandona mai.
Ma i mesi sono passati e quella notizia non è arrivata.
Dentro di me si è accesa una fiamma di speranza.
Mi sono avvicinata ai social, nella speranza che qualcuno riconoscesse mio figlio nelle migliaia di locandine condivise.
Ci sono state tante segnalazioni. Io e mio marito le abbiamo affrontate tutte, con aspettative enormi e altrettanta sofferenza.
Ma la segnalazione giusta non è ancora arrivata.
E ogni volta che la speranza crolla, il dolore diventa insopportabile.La Scomparsa di un figlio è la sofferenza peggiore che possa esistere.
Nella psicologia esiste un termine per descrivere questo dolore:” Ambigous liss”, coniato da Pauline Boss. È una condizione in cui la persona amata è fisicamente assente, ma la morte non è accertata.
Il legame affettivo resta vivo così come la speranza.
È un dolore che blocca, che paralizza, perché il lutto non può compiersi.E senza la possibilità di elaborare, non si può sviluppare resilienza.
Si vive sospesi, alla ricerca continua di un significato.
Per soppravivere a questa attesa lacerante, non basta la forza dei familiari. Serve il riconoscimento della gravità della situazione, da parte della comunità e soprattutto delle Istituzioni.
È urgente smettere di banalizzare le scomparse definendole “Allontanamento Volontario”.Perché usare questa etichetta significa non riconoscere il dolore delle famiglie e sentirsi autorizzati a NON cercare davvero, a non investigare.
Non esiste alcun motivo per cui una persona non debba essere cercata.Perché una persona inizia a ” Sparire” molto prima della scomparsa fisica.
La vera ragione è nel passato, racchiusa in una ferita profonda, in un dolore interiore che logora e porta a scelte estreme.
Un allontanamento volontario consapevole è un altra cosa: un adulto prende i propri effetti personali, I dispositivi elettronici, prenota un volo, lascia un sms d’addio e inizia una nuova vita.
Una scelta difficile per I familiari, ma almeno una scelta chiara, certa.
Ma quando una persona fragile è preda di un malessere interiore devastante, che come un mostro la consuma e la spinge a distaccarsi dalla realtà, quella persona non sta scegliendo di andarsene.
Sta chiedendo aiuto.
In quel momento può essere aiutata: dalle Istituzioni, che devono attivare ricerche tempestive e non fermarsi ad una semplice etichetta;
Dalla famiglia che deve essere accompagnata e sostenuta con strumenti psicologici e pratici, così da poter restare un punto di riferimento; dalla comunità, che deve mantenere alta l’attenzione e non voltarsi dall’altra parte, perché la condivisione di segnalazioni, testimonianze e reti di supporto può fare la differenza.
Per poter venire in tempo bisogna cambiare prospettiva.
Serve una trasformazione culturale e normativa.
Serve una legge che riconosca la complessità delle scomparse, e che non si limiti ad una classificazione superficiale.
Perché dietro ogni Scomparsa c’è una storia, c’è una famiglia, c’è una vita che può essere ancora salvata!!”
A seguire il link del l’intervento pubblico di Maria Luisa Pistis a Roma.
Foto: Giacomo Solinas.
Maria Vittoria Dettoto




