martedì, Febbraio 10, 2026
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La famiglia nel bosco che vuole fare la rivoluzione a spese degli italiani: oltre 13.000 euro già spesi per la struttura protetta…

Certamente non tutti saranno d’accordo con quanto scriverò ora, ma se inizialmente anche io ho preso le parti della cosidetta famiglia nel bosco, ora vedendo i conti che aumentano e la continua opposizione della madre verso le istituzioni, mi domando se sia giusto che il costo del loro vivere diversamente dalla società sia corretto ricada su di noi.

Si perché nel caso che qualcuno non lo sapesse, la struttura protetta di Vasto nella quale sono ospitati dal 20 novembre, ci è costata già quasi 13.000 euro. È costata a noi perché quei soldi sono finanziati dal ministero e di conseguenza da noi italiani, seppure al momento anticipati dal comune di Palmoli.

Perché noi dovremmo continuare a pagare per il soggiorno di Catherine e figli nella struttura protetta, quando peraltro da parte della donna viene confermato un atteggiamento rigido e non collaborativo nei confronti delle istituzioni?

Ora pare verrà messa loro a disposizione pure un’insegnante che andrà ad insegnare ai bambini ciò che sinora nella unschooling tanto decantata dalla famiglia, nessuno ha insegnato, visto che ad otto anni la bambina sa scrivere appena il suo nome e non sa leggere ed i minori di sei anni sono praticamente analfabeti.

E chi pagherà quella insegnante? Noi, tramite il ministero dell’Istruzione e del merito.

A questa famiglia sono stati offerti diversi alloggi: un beb privato con contratto in scadenza a fine febbraio, che rischia di non essere mai utilizzato visto l’allungarsi dei tempi di permanenza nella struttura ed una casa popolare offerta dal comune di Palmoli.

Ma quante famiglie Italiane sono da anni in attesa di una casa popolare e nessuno gliela da?

A me pare che verso questa famiglia si stia facendo anche troppo, senza nessun tornaconto da parte di noi italiani e mi domando: ma io fossi stata in Australia ed avessi deciso come questa famiglia di vivere senza rispettare gli usi comuni, lo Stato australiano, mi avrebbe dato gli stessi privilegi che l’Italia sta dando a loro?

Non credo. Senza contare che in Australia se non dimostri di avere un lavoro, ti mandano proprio via, altro che lavorare come guaritrice e ricercatrice di animali dispersi su un sito internet come faceva Catherine sino a quando la loro vicenda non è stata di dominio pubblico.

Che incassi faceva con quella attività? Li dichiarava? Era legale? Se era legale, perché il sito che usava per svolgerla è stato chiuso?

Parliamoci in faccia è diciamo le cose come stanno ogni tanto, che la favoletta della famiglia nel bosco è ormai conclusa.

No semus tottu a poddighe in bucca.

Se non gli sta bene vivere rispettando le leggi Italiane come facciamo tutti noi, che tornino da dove sono venuti.

La pazienza qui è finita.

Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto
Maria Vittoria Dettoto, 49 anni, ozierese, editore e direttore responsabile. Madre di Antonio ed Andrea, Dottoressa in Scienze Politiche, giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Nel campo del giornalismo vanta anni di esperienza pregressa nella carta stampata, in radio, nei blog. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online. Web manager, content creator, esperta di social e network marketing e di gestione delle risorse umane, ha lavorato per due multinazionali mondiali, gestendo i suo gruppi di lavoro a livello regionale e nazionale. Da sempre attiva nella cultura e nel sociale, innamorata della Sardegna, ha da sempre contribuito alla valorizzazione dell'isola, della sua cultura e delle sue tradizioni.
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