All’epoca dei fatti nel 2019 la vittima aveva 19 anni, il suo carnefice 25. La violenta dentro la sua macchina immobilizzandola. Lei cerca di fermarlo dandogli un pugno, ma è tutto inutile.
Si confida con le amiche ed una professoressa che la porta in ospedale dove le daranno otto giorni di prognosi e poi a sporgere denuncia. Ma i giudici del tribunale di Macerata assolvono il 25enne, motivando la sentenza con il fatto che la ragazza aveva avuto altri rapporti sessuali con il suo violentatore e dunque sapeva a cosa andava incontro. Dunque non poteva essere stata stuprata.
Ieri la Corte di Appello di Ancona ha ribaltato la sentenza di primo grado ed ha condannato il carnefice oggi 31enne a tre anni di carcere.
Il problema ancora una volta sta nel fatto che la donna venga vista come oggetto. Che deve sottostare alle voglie del’ominicchio di turno.
E siccome con lui magari ha già fatto sesso ed una sera non le va, non può e non deve opporsi, perché non è credibile agli occhi di qualche magistrato che assolve chi si approfitta di lei. Peraltro minorenne.
La sentenza di Macerata la pongo sullo stesso piano di quella che riteneva impossibile che una donna che indossava i jeans potesse avere un rapporto sessuale senza il suo consenso.
O di quella che ha assolto colui che ha palpeggiato una donna perché la palpata sotto i dieci secondi non è considerata reata.
Povera vittima. Stuprata a 17 anni nel corpo e nell’animo. Posta alla gogna da chi ne ha fatto una bugiarda ed una vogliosa.
Uno schifo totale. Ancora una volta le donne messe al palo.
Altro che codice rosso. Altro che 25 novembre. Altro che denunciare.
Le cose di questo passo non cambieranno mai se le leggi non ci sono o quelle che ci sono vengono interpretate tutte le volte dalla parte dei carnefici.
Foto: Getty Images.
Maria Vittoria Dettoto




