Maggio e giugno sono notoriamente il momento dell’anno nel quale la Chiesa Cattolica dà il meglio di sé coi suoi riti religiosi tra comunioni, cresime e matrimoni. Senza contare ovviamente i battesimi e gli eventuali funerali.
Ma quanto il fedele dovrebbe pagare il prete o il parroco per i suoi servigi per espletare questi Sacramenti? E soprattutto: è giusto pagarli? I sardi e non solo, sono notoriamente molto generosi in questo, si sa.
Partiamo innanzitutto dal presupposto che le figure facenti parte della Chiesa sono di per sé retribuite. I loro stipendi variano dalle mansioni svolte, dagli anni di anzianità e dal numero di fedeli appartenenti alla parrocchia nella quale svolgono la propria “missione”. Ed in caso di insegnamento delle scuole, se percepiscono lo stipendio come insegnanti.
La Cei fissa annualmente lo stipendio dei sacerdoti, che in Italia sono circa quarantamila. Le donazioni dei fedeli rappresentano il 10% dell’ammontare versato dalla Cei, senza contare i soldi dell’8 per mille derivanti dalle dichiarazioni dei redditi.
Veniamo agli stipendi. Un prete percepisce in media 1200 euro mensili, più o meno stessa cifra per i diaconi, se non esercitano altre professioni. Un vescovo intorno ai 3000 euro. Un cardinale 5000. Oltre a percepire la pensione una volta terminato il loro “mandato”.
Lo stipendio del Papa può essere stabilito dal Papa stesso: Ratzinger si prendeva 2500 euro mensili, mentre Papa Francesco vi ha rinunciato. Ma ogni Papa ha facoltà di prelevare dal cosidetto Obolo di San Pietro, nel quale il 29 giugno di ogni anno, confluiscono le donazioni dei fedeli.
Donazioni che si fanno praticamente per ogni sacramento e che aumentano a seconda dell’importanza dello stesso, sino a creare una sorta di vero e proprio tariffario. Si va dalle 30 euro per una messa, magari a suffragio di un nostro parente defunto, ai minimo 50 per un battesimo.
Si sale ai 150 euro per comunioni, cresime e funerali e 300 euro per i matrimoni. Di conseguenza, più celebrazioni svolge il prete/parroco/vescovo, più soldi entrano nella chiesa o parrocchia che amministra.
Questi soldi derivanti dalle buste teoricamente dovrebbero essere usati per la manutenzione e l’ abbellimento della chiesa stessa nella quale svolgono le funzioni.
In pratica, si nota come ci siano dei preti, vescovi, cardinali, che svolgono uno stile di vita che non è proprio da persone votate alla povertà, che risultano proprietari di macchine lussuose, case al mare, terreni o vengono intestati a loro parenti/amici. Vivendo uno stile di vita opulento e lontano dalla gente comune che fatica ad arrivare a fine mese.
Questo modus operandi ha fatto sì che molti fedeli si allontanassero dalla Chiesa e che una volta che i loro figli abbiano espletato i sacramenti, non tornino neanche a messa.
Personalmente sono dell’idea che l’obolo al prete sia un surplus rispetto al sacramento che egli è già pagato per svolgere e che sta a noi fedeli scegliere se elargirlo o meno, senza doverci sentire costretti a sottostare ad alcun tariffario.
Non dimentichiamoci che Gesù Cristo e dopo di lui San Francesco erano poveri ed hanno comunque professato la parola di Dio, dando piuttosto che chiedendo qualcosa in cambio.




