Rispondo con questo articolo ai commenti polemici nei miei confronti sotto l’articolo che ho scritto sull’anniversario di morte della scrittrice sarda Michela Murgia pubblicato questa mattina.
Sapevo in partenza che a qualche suo/a fan non sarebbe piaciuto. Sarebbe stato più comodo per me scrivere l’ennesimo articolo post mortem su di lei nel quale si ricordava il suo femminismo ( come il mio e di milioni di altre persone), le sue “lotte” per le famiglie queer, i suoi proclami per i diritti LGBTG+ ( come proclamati da sempre da me e da milioni di altre persone, dunque niente di nuovo all’orizzonte).
Invece no. Ho scelto volutamente di fare un suo ritratto evidenziando il rapporto con la sua famiglia, a seguito delle recenti dichiarazioni della madre Costanza Marongiu al Corriere della Sera.
Dunque non sulla base di pettegolezzi come qualcuno ha commentato, ma su fonti riportate nelle scorse ore da tutte le testate giornalistiche.
La Murgia risulta non aveva rapporti con la sua famiglia, tanto da non farne menzione neanche nel testamento. Non ha regalato la casa di Cabras alla madre. Gliene ha dato l’usufrutto sino a quando è in vita. Che è ben altra cosa.
E quella casa neanche andrà poi al fratello della Murgia in eredita’, in quanto ha indicato come erede della stessa unu fizzu ‘e anima.
Che avesse dei debiti è noto a tutti. Che si sia sposata per dare alla sua famiglia queer la possibilità di pagarli, non essendo riuscita in punto pure. Lo ha dichiarato lei stessa che diversamente neanche si sarebbe sposata.
Dunque non una scelta dettata dall’amore come qualcuno vorrebbe farla passare. Non un unione con rito civile in quanto esempio per altre coppie che volevano emularla con la sua famiglia. Ma un matrimonio di interesse, affinché chi restava dopo la sua morte gestisse il suo patrimonio, del quale non beneficera’ neanche il fratello.
Solu zente anzena a sa famiglia inue est naschida e paschida. Solo persone estranee alla famiglia nella quale è nata e cresciuta.

Ed io lo capisco il dolore della madre quando ha detto nelle scorse ore che c’è rimasta male perché la figlia non le ha permesso di salutarla prima che morisse. O che Michela neanche rispondesse più al telefono a quella zia Annetta che per anni l’aveva cresciuta.
E questo comportamento a mio avviso non è giustificabile con il tumore del quale soffriva. Ma con il fatto che la Murgia fosse una persona a momenti cattiva.
Ne sono la conferma anche alcune sue uscite pubbliche diventate famose. Contro la destra, contro il fascismo, contro la Meloni che ha attaccato mille volte come donna e come politica, mostrando un femminismo ad intermittenza e a seconda di chi le faceva comodo.
Arrivo’ persino a dire che l’ultimo desiderio prima di morire per lei sarebbe stata la caduta del governo Meloni. Che peraltro sta ancora li e si accinge ad essere il terzo più longevo della storia della Repubblica italiana.
L’ultimo desiderio di una persona che sa che sta per morire normalmente è quello di avere la sua famiglia attorno al letto mentre spira. Il mio sarebbe quello di avere i miei figli e chu mi ha voluto bene vicino, non certo la disfatta della prima donna del Consiglio italiano.
“Odio i militari”, disse un altro giorno. Dunque non “non mi piacciono”, ma li odio. E da scrittrice sapeva benissimo il peso delle sue parole. E successivamente “i generali devono stare a casa”. Dunque non un lapsus il primo, ma un pensiero fisso evidentemente il suo contro chi è il primo che la tutelava.
La Murgia per le sue sparate non si è fatta amare da tanti.
Dunque cortesemente non santifichiamola ora, solo perché è venuta a mancare.
Da parte mia tutta la vicinanza alla signora Costanza Marongiu, la madre che la Murgia mentre predicava l’amore universale, neanche ha voluto accanto mentre moriva.
Foto la Murgia e la scrittrice con la madre ( Leggo).
Maria Vittoria Dettoto




