Un anno di reclusione.
Tanto vale la vita di Gaia Costa, la 24enne di Tempio uccisa da un suv a Porto Cervo l’8 luglio scorso.
La donna che l’ha uccisa, una facoltosa manager tedesca, moglie di un facoltoso imprenditore ha patteggiato la pena ed è stata condannata oggi ad un anno di reclusione e due anni di sospensione della patente.
Non un giorno di galera, per aver ucciso per una distrazione alla guida come appurato dai rilievi tecnici, la giovane e bella Gaia che a Porto Cervo era andata a farsi la stagione come baby sitter.
E che in un estremo gesto aveva anche provato ad alzare il braccio prima di essere travolta dal suv, nel tentativo di attirare l’attenzione della manager e di evitarsi la morte.
No. Non se l’ha evitata la morte. E con questa sentenza è stata uccisa un’altra volta.
La legge italiana ancora una volta ci ha dimostrato che non è uguale per tutti.
Il mio pensiero non può che andare oggi alla famiglia di Gaia, che ha subito in silenzio il lutto e tutto ciò che è seguito dopo.
Da parte mia tutta la vicinanza verso di loro. Loro sì che hanno una condanna a vita: quella di non poter più avere la figlia con loro.
Foto Gaia Costa.
Maria Vittoria Dettoto




